17/10/2008


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Walter Siti: Il Contagio

Scritto da Sergio in Recensioni.

Da tempo non leggevo un romanzo che riusciva ad essere interessante e al tempo stesso contenere un’ottima narrazione. Interessante dal punto di vista dei contenuti, perché Walter Siti oltre a proporci un romanzo dai contenuti coraggiosi, ci propone anche al contempo un’analisi sociologica delle Borgate romane, del loro sviluppo, dei perché storici, sociale ed economici della loro crescita. La sua è una investigazione sociologica, antropologica, psicologica delle pieghe nascoste di una cultura marginale e periferica, che però è sicuramente parte della nostra società. E una cultura che soffre più di altre certi cambiamenti: è nelle borgate e nelle periferie, ad esempio, che esiste lo scontro sociale con l’immigrazione, è qui che la droga e la prostituzione divengono fatti di vita reale, non solo eventi limitati alla cronaca dei giornali.

So’ tanti che vengono a fà ricerche sulle borgate, e io je dico sempre famo a cambio… si volete capì qualcosa delle borgate, ce venite a stà du’ anni e io me trasferisco a casa vostra.

Questo lo spirito dei personaggi del libro, le cui vite si intrecciano attorno alla vita della scala “A” di una palazzina delle case popolari, abitata perlopiù da inquilini che vi hanno eletto residenza con la forza. Nel romanzo non c’è una vera trama, ma anzi sono tante le trame che si intrecciano, le vite dei tanti personaggi, delle loro esperienze, della loro sessualità, dei loro amori, dei problemi con la legge, delle loro relazioni con la vita e con la morte.

Ed ecco il risvolto di copertina:

Un angolo di borgata, una casa popolare, tre piani di cemento a vista e, all’imbocco della scala A, la scritta “l’invidia è la forza dei cornuti”. Dentro abitano Chiara e suo marito Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta, Francesca, la paraplegica combattiva militante di sinistra, Bruno, ultrà romanista in affidamento diurno. E poi Gianfranco, lo spacciatore che prova a entrare nel giro grosso, Eugenio detto “er Trottola”, che lavora in un’officina e si scopre innamorato della prostituta con cui convive… In questo paesaggio fatto di pezzi di campagna, villaggi e lembi di metropoli, le loro storie s’intrecciano, unendosi a quelle di personaggi che la borgata l’hanno scelta, per ribellione, per fascinazione. Come Flaminia che s’è sposata Bruno rompendo con la famiglia, o come il professore, che ama Marcello e lo mantiene. Frastornati dal rumore di fondo – il chiacchiericcio delle donne sulle panchine, gli strilli comici o intimidatori a ogni ora del giorno e della notte, le ‘pinne’ fatte con i motorini -, li seguiamo in un percorso dove non ci sono più alibi, niente o nessuno da salvare. Non la leggendaria vitalità popolare, esaltata in tanti libri e film, non il professore che in questa vitalità presunta ha provato a rigenerarsi, non le ideologie contemporanee, troppo impegnate a simulare paradisi inesistenti. È il romanzo della corruzione e della cocaina diffuse, del sesso venduto e negato. La periferia di Roma, quelle borgate ridotte a indifferenziata poltiglia si fanno metafora e i borgatari, “antesignani dell’insignificanza”, conquistano terreno, diventano avanguardia. Perché mentre le borgate si adeguano ai valori borghesi, come scriveva Pasolini, la borghesia si sta ‘imborgatando’: legge della jungla, sogni di lusso impossibile, indifferenza morale, assenza di futuro – “vivere alla grande fin che si può e crollare quando capita”. I due strati si sono contagiati a vicenda, ormai. “Il segreto di una civiltà al tracollo è la consistenza fluida: una geografia collosa, una storia evaporante, un’identità fondente e una criminalità liquida.” In una lingua “presa dal vero” ma non per questo meno letteraria, che contamina il romanesco dei personaggi con l’italiano e piega l’italiano dell’autore verso il dialetto, Siti costruisce un romanzo dove la realtà, confusa e inintelligibile, viene soppiantata dalla rappresentazione, a sua volta imprendibile, illusionistica. Un romanzo che cancella se stesso in un brulicare di mille storie violente e grottesche, la cui somma, alla fine, dà zero.

Ma quello che colpisce, come un pugno allo stomaco, è l’analisi che Siti fa del fenomeno Borgata. Al di là del capitolo dedicato proprio ad una ricognizione storica del fenomeno, c’è un filo di analisi sociale che si dipana tra le trame dei personaggi, spesso sfruttando il loro punto di vista per dare risposte, utilizzando quel “romanaccio” un po’ imbastardito che si parla nelle borgate appunto. Il parallelismo coi ragazzi di strada di Pasolini viene spontaneo , anche in virtù delle grandi conoscenze di Pasolini dell’autore. Parallelismo che ritroviamo proprio nell’intreccio tra dimensione sociale e narrazione del romanzo.

Sarebbero tante le citazioni da fare da questo romanzo, ma tutte sarebbero parziali, e riuscirebbero ad offrire solo uno dei fili che si svolgono tra le trame del testo. Però sicuramente è da sottolineare la potenza di un capitolo, “Addio”, primo capitolo della terza parte del libro. Narra una storia d’amore “proibito”, quella di un professore per la sua “marchetta”. Ma anche fortemente il punto di vista di un esterno rispetto al disagio di un borgataro. E l’abiezione che il desiderio di dominio può raggiungere, fino alla morte dell’amato (potrà affermarsi che sia così?) e alla delusione dell’amante. Una porzione che si dipana su un registro linguistico diverso (da “professore”), in corsivo per tutta la durata del capitolo, dando anche una connotazione per certi tratti noir a tutto il testo.

Un libro da leggere, e probabilmente da rileggere anche per l’attualità delle sue descrizioni e delle sue analisi. E soprattutto per capire quel fenomeno che sta colpendo sempre più la società italiana, che sta diventando borgatara per molti punti di vista.


Scheda

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One Response to “Walter Siti: Il Contagio”

  1. upnews.it Says:

    Walter Siti: Il Contagio | ECLETTICAmente…

    La recensione dell’ultimo libro di Walter Siti…