28/10/2009


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Art For Obama… ed è subito polemica

Scritto da Sergio in Arte.

Federico Rampini pubblica la notizia dell’uscita negli Stati Uniti di un libro dedicato alla raccolta di immagini artistiche (sculture e pittura) realizzate durante la campagna elettorale di Barack Obama nel 2008. Il libro Art for Obama: Designing manifest Hope and the Campaign for Art For Obama - Frank "hope", 2008Change e documenta le opere esposte in una mostra itinerante iniziata all’indomani della Convention Democratica che nominò Obama e continuò in giro per gli Stati Uniti fino al giorno dell’insediamento. Il libro contiene un articolo introduttivo di Shepard Fairey, l’artista che ha disegnato il famoso poster “hope” che ha caratterizzato al campagna del presidente, e un articolo conclusivo di Yosi Sergant, un giovane supporter di Obama di recente dimessosi da un’istituzione artistica per aver “sollecitato” in maniera eccessiva l’impegno degli artisti a favore dell’amministrazione Obama.

Il punto sollevato da Rampini (e riportato anche su altri blog), sulla scia di quanto anche scritto dal Washington Post, è che questa vena (poco) artistica sembra solleticare “una inquietante vena di totalitarismo, non molto diversa dal fascismo d’altri tempi”, ed effettivamente molte delle rappresentazioni utilizzate (Repubblica ospita anche una galleria di varie immagini) ricordano da vicino l’iconografia di tanti paesi totalitari. Che si tratti di Obama che esce dalle acque, quasi una figura Biblica (e Rampini ricorda la battuta di McCain al termine della campagna elettorale “Ormai non ci resta che vederlo camminare sulle acque“), che supervisiona una città con le colombe in volo sullo sfondo etc.

La questione sollevata dal Washington post è la seguente: What is the psychology behind the new artistic mania for patriotism, once considered suspect or anathema by many serious artists? In un paese che ha sempre apprezzato i suoi simboli nazionali (come la bandiera stelle e strisce) non si era mai realizzata una tale movimentazione artistica. Che ha anche risvolti inquietanti:

l’inconfessabile erotismo del corpo maschile afroamericano, i muscoli di Obama gonfiati esageratamente, la camicia che si apre sul petto, un sex-symbol che per l’America rinvia alle rappresentazioni stereotipate e agli inconfessabili tabù sessuali dei tempi dello schiavismo.

un qualcosa che in un’america dominata dal “politically Correct” muove numerose domande. E la critica del Washington Post è davvero dura.

These are terrifying images, made by artists seemingly unaware of the fragile line that separates democratic enthusiasm from totalitarian mania. It’s too easy, however, to say that this naive collection of Obamamania amounts to any serious desire for fascism or authoritarian control, as the president’s critics will surely do. But it does show the emptiness of imagination in a group of artists who suddenly find themselves on the crest of a historical wave, unable to invent anything new, unable to articulate any sense of the moment beyond the observation that it is “all very inspiring and a lot of fun.”

Una critica condivisibile, laddove al semplice impegno politico si sovrappone una volontà servile di servire un potere crescente. Ed è sbagliato porsi la domanda dall’altro punto di vista: non credo infatti che Obama sia lui il responsabile di tale vena vagamente totalitaria, ma di sicuro l’espressione di questi artisti raccolti assieme, anche per il loro dubbio gusto, sollecita una domanda. E ricordiamoci, che molti totalitarismi hanno avuto periodi di “apprezzamento”. Del resto, anche la figura di Mao appare ovunque… eppure la sua figura politica è comunque discutibile. Certo, anche si i proventi della mostra sono donati altrove, è sicuramente vero che l’America ha robusti anticorpi per resistere. Ed è anche vero che non è una novità che l’arte elettorale negli Stati Uniti sia di dubbio gusto.

E la domanda che ci si pone alla fine è questa, il patriottismo è inquietante solo quando è di destra?

Sergio

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