29/10/2009


107 visite
Nessun Commento
rispondi
trackback
stampa

Tags

gradimento:

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading ... Loading ...

Dennis Cooper: Ugly Man

Scritto da Sergio in Recensioni.

Scheda:

  • Dennis Cooper : Ugly Man  | Anobii
  • Harper Perennial
  • 2009, 238 pagine, Tascabile, 12 euro ca..
  • Voto:7/10

L’ultimo libro di Dennis Cooper, pubblicato quest’estate negli Stati Uniti, è una raccolta di racconti brevi, alcuni di poche righe, che riecheggiano i temi classici della scrittura dell’autore. Violenza, sesso, prostituzione, accolgono solo il lettore dallo stomaco forte, spesso accompagnandolo con quella sottile vena di Humor che aveva già marcato la scrittura di Sluts (uscito come Troie in Italia lo scorso anno). Certo, leggendo alcune delle storie proposte, ci si chiede quale sia l’intenzione di Cooper nel descrivere questi eccessi di violenza, il satanismo, il terrorismo o altro. Probabilmente l’intenzione di Cooper come autore non è quella di offrire una facile emozione, quanto piuttosto quello di gettare in faccia al lettore uno choc reale e che faccia riflettere. Per cui alla domanda ma esistono davvero persone capaci di simili condotte sessuali l’unica risposta possibile sembra essere quella di si, e sono comunemente tra noi.

I racconti sono molto diversi l’uno dall’altro. Nel primo racconto, Jerk un attore mette in scena a teatro uno spettacolo di marionette  raccontando la storia di un uomo e dei suoi due giovani assistenti impegnato nel torturare ed uccidere diverse persone consenzienti, tutte accomunate dal fattop di essere volontariamente arrivate a casa dell’uomo perché vogliose di abbandonare una vita che non li soddisfa. Nel racconto Ugly Man che da il titolo alla raccolta, un uomo affetto da una grave malattia che lo sta lentamente trasformando in un mostro, abbandonato dal proprio ragazzo, assume diverse marchette, pur sapendo che le avrebbe contagiate. Il protagonista di Graduate Seminar, descrive il suo progetto d’arte nel quale ha seguito un autostoppista fotografandolo per tutto il paese, compreso il momento in cui un camionista decide di uccidere il ragazzo “per l’arte”.

Nel racconto The Guro Artists,  la storia si evolve attorno ad un adolescente giapponese morto, legato in una cornice lignea e vestito e truccato di modo da sembrare un eroe anime.

Now he is Flash. That’s his new name. Flash is a superhero. His powers are great but he was unprepared for my lust. He didn’t expect to be killed for that. He thinks Flash will survive like always. He’s smug. He’s secretly intrigued. But just before a bolt of lightning struck his head and turned him into Flash, the youngest superhero, he was a screaming, crying, vomiting sixteen-year-old boy whom I raped for three days straight, stopping only to nap and make some phone calls and eat. And before that, he was one of the millions of sixteen-year-old soccer-playing, iPod-wearing, charismatic Japanese American teenagers with an annoying donkey laugh, a cutely unkempt haircut, and an ass too exquisite to waste its whole life squeezing out shits.

Alcune storie risultano essere quasi dei “riempitivi”, altre sono un po’ meno scorrevoli. L’ultima, The Ash Gray Proclamation è la più contorta per certi versi. Un ragazzo di 13 anni ed uno di 16 (in cui non si capisce bene se il secondo sia il ragazzo del primo o il suo violentatore, ma spesso questi ruoli nella scrittura di Cooper sono intercambiabili) visitano un cartomante mussulmano per comprendere la tragedia dell’11 settembre. Alla fine entrambi i ragazzi moriranno, ma il racconto enfatizza la tesi di Cooper di un’America dominata da apatia ed edonismo che rende molte persone incapaci di risolvere attivamente i loro problemi e quelli che affliggono il mondo.

Il libro termina con una sezione PS contenente un’intervista all’autore di Robert Gluck ed alcune sue poesie.

Un libro di sicuro destinato, come del resto anche altri di Cooper, agli stomaci forti. Non un capolavoro, ma una raccolta che segna una continuità nel lavoro di un autore che, come ricorda qualcuno, in altre epoche sarebbe stato sicuramente bandito. Del resto, qualcuno che trova la sua ispirazione in Baudelaire, De Sade e Bresson, sicuramente non può esimersi da un gusto per i tratti di pennello forti. In particolare come quando accenna a temi come quello dell’abuso sui bambini, con poche pennellate fortissime e tremendamente reali, come nel racconto Santa Clause vs Johnny Crawford, lungo appena 6 righe, ma che ti lascia indolenzito per la sua semplicità e contemporaneamente la sua durezza, che provo a tradurre:

Lo psichiatra gli diede una brutta notizia: il generoso Babbo Natale che tanti regali gli aveva fatto, era in realtà suo padre, che tante volte ne aveva abusato sessualmente. Affranto dall’incredulità, Johnny corse fuori dallo studio ed ebbe un crollo nervoso. Con l’aiuto dello Psichiatra, decise di affrontare quel padre dalla doppia faccia. Il padre gli rispose di guardare al lato positivo: “Babbo Natale ha una cotta per te”. In piedi fuori dalla camera da letto del padre, Johnny pensò: “Anche se si tratta di Babbo Natale, questo non giustifica l’abuso sessuale. Però d’altra parte…”

A voi un commento, una riflessione e… buona lettura.

Sergio

Related Posts with Thumbnails

Popularity: 1% [?]

I commenti sono chiusi.