01/11/2009


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“Se” – Capitolo 1

Scritto da Sergio in Se.

Un ronzio sommesso si levò improvviso dalla tasca interna della giacca. Era la vibrazione del palmare, annuncio forse di un messaggio o di una email ricevuta. Non era un a chiamata, la vibrazione era stata troppo breve pensò. Continuava a guardare il grigio paesaggio fuori dal finestrino, mentre il tram proseguiva la sua corsa lungo il confine del Parco. Notò alcune goccioline sul vetro, segno, forse, che l’autunno reclamava davvero il suo spazio dopo quell’estate inusualmente lunga ed afosa.
Scese dal tram alla solita fermata. La sensazione del vento che si insinuava tra le fronde dei radi alberi, era pungente, anche se in realtà non poteva dirsi freddo. Ma certo lo sbalzo termico era notevole.
Prese la solita andatura veloce e decisa, destreggiandosi sullo stretto marciapiede tra un gruppo di turiste giapponesi, piccole statuine di porcellana bianchissima, altri grigi lavoratori che si recavano presso i loro uffici, tutti con i loro abiti, le loro cravatte, le loro borse porta-documenti in pelle rigorosamente nera. Poi c’erano, al solito, due tre barboni, quei figli di un dio minore abbandonati dalòl’economia ma che con la loro sopravvivenza sembravano voler mettere in dubbio l’esistenza di tutti, continuamente.
Attraversò di corsa la strada, in quell’ultimo tratto che lo separava dalle mura protettive dell’ufficio. Un taxi rischiò di investirlo, ed inchiodò rumorosamente sulla strada connessa. L’eco delle irate parole del tassista lo seguirono mentre si infilava nell’androne del palazzo, salutando con un cenno del capo l’indolente portinaia che da qualche tempo aveva abbandonato di fare il proprio lavoro, e continuava a leggere libri filosofici dai titoli incomprensibili.
- Buongiorno Laura – salutò entrando in ufficio. In realtà la scrivania era deserta, anche se una tazza fumante segnalava la presenza della segretaria nell’ufficio. E difatti una voce giunse dal corridoio
- Buongiorno Avvocato, arrivo in un attimo!
- Nessun problema. Ci vediamo nel mio ufficio tra 5 minuti! – disse lui alzando leggermente il tono della voce, mentre entrava nella stanza del suo ufficio.

La stanza era di medie dimensioni, con un grande tavolo di cristallo quasi al centro della stanza. In un angolo, un tavolo più piccolo, ingombro di carte, nascondeva una poltrona di pelle scura, non nera, ma di un colore indefinito viziato dal trascorrere del tempo. Sulla parete, solo una cornice, con la Pergamena della laurea dell’avvocato. Sulla sinistra, un’alta libreria sembrava sul punto di voler rigurgitare la mole di libri e fascicoli che sosteneva, tanto che la maggior parte dei ripiani risultavano arcuati verso il basso. Dalle tre finestre filtrava poca luce. Decisamente il tempo si stava preparando alla prima pioggia autunnale.
L’unica cosa che irrompeva nell’altrimenti assolutamente professionale arredamento della stanza, era un piccolo arazzo coloratissimo, di quelli sudamericani esposti alle bancarelle dei mercati di tutto il mondo, e variamente spacciati come Boliviani, Peruviani o Ecuadoregni. Laura, la segretaria premurosa, aveva più volte tentato di dissuadere il suo capo dall’esporre quell’arazzo che giudicava “infantile” in una posizione così privilegiata, proprio tra le due finestre principali. Ma aveva sempre ricevuto un rifiuto, pur non avendo mai compreso le ragioni dell’importanza che tale arazzo rivestisse.

Entrato nella stanza, Luca appoggiò come al solito la borsa nera che portava a tracolla sul grande tavolo in cristallo, regalo del padre per quando aprì lo studio. Vi estrasse un sottile fascicolo, e si sedette dietro la scrivania mentre con un gesto accendeva il computer. Il ronzio del disco rigido che si avviava e qualche bip del pc, fecero da sfondo alla rapida occhiata che Luca lanciò intorno, come a cercare qualcosa che fosse fuori posto nella stanza. Il rapido check non diede nessun esito, era tutto come lo rammentava. Del resto, erano trascorse poche ore da quando aveva abbandonato quell’ufficio, dove aveva lavorato fino a notte fonda la sera prima. L’unica nota stonata di quella stanza era in quel momento l’odore rancido di fumo lasciato.

- Allora come sta stamattina – esordì Laura entrando nella stanza col suo solito passo flemmatico. Aveva circa 35 anni, non molto alta, vestiva sempre in maniera molto formale, con tailleur che avevano gradazioni di colore che andavano dal nero al grigio topo, in genere di taglie leggermente troppo abbondanti. I capelli raccolti in uno chignon, e gli occhiali dalla spessa montatura nera, le davano un’espressione severa che contraddiceva il carattere altrimenti dolce. Dopo il liceo aveva iniziato a studiare giurisprudenza, ma dopo soli due anni di studi, in una fuga d’amore con l’uomo della propria vita, si sposò ed ebbe una coppia di gemelli. Seguì il marito nei suoi vari spostamenti tra le varie basi dell’esercito, dove aveva iniziato una carriera nei corpi dei paracadutisti. Era felice, nonostante i numerosi pericoli delle tante missioni all’estero che avevano accompagnato il marito. Una mattina si presentarono in due in divisa. Sapeva già che cosa le avrebbero detto, quella comunicazione che raggiunge le mogli e le famiglie di una tragica morte in guerra. Alex, il marito, era in Afghanistan ormai da 4 mesi. Ma non fu la guerra a portarglielo via, né un attentato. Era morto per “un incidente” mentre puliva una delle armi in dotazione “era partito un colpo” diceva la versione ufficiale. Laura si chiuse nel dolore di chi è stato tradito dal suicidio della persona amata. E decise di ripartire con una nuova vita, provando a ripartire con gli studi abbandonati. E trovando in quel giovane avvocato la possibilità di un riscatto civile importante.
- Abbastanza bene, ieri sera ho finito molto tardi – rispose Luca – E ti ricordo che ci siamo detti di darci del tu!
- Come vuole – rispose Laura sorridendo. Così abituata al mondo dell’esercito e ad un’educazione particolarmente rigida, sapeva che non sarebe mai riuscita a dare del tu al suo capo.
Luca sorrise a sua volta, sapeva che non sarebbe mai stato accontentato. Ma del resto sapeva anche che la sua collaboratrice era in quel momento la persona più preziosa, capace di mettere un cervello nelle attività che facevamo, e non di eseguire solamente stupidi ordini.
- Prima di iniziare – continuò lei aprendo la grande agenda marrone che aveva sotto al braccio – Le segnalo che ha chiamato la signora Del Rame. Già due volte stamattina in realtà. Sembrava turbata e voleva parlarle al più presto.
- Non ne sono stupito – rispose lui – ma se richiama oggi, le dica che non ci sono, che mi troverà domani. Devo ancora finire di esaminare la pratica.
- D’accordo – continuò – Poi sempre stamattina ha chiamato il dottor Paglioli della Banca di Credito, voleva fissare un appuntamento per incontrarla. Ho detto che dovevo confrontarmi con lei. Come date disponibili la prima potrebbe essere il 26 novembre, che dice?
- Si si va bene, ma qui da me, non presso la loro sede, ok? – disse Luca mentre il computer terminava le procedure di avvio annunciando di essere pronto con una veloce musichetta.
- Infine, hanno chiamato dall’ufficio della procura. Interrogheranno il signor Marzi a partire dalle 12 presso il carcere.
A quell’informazione Luca si rabbuiò un attimo. Guardò sulla destra della scrivania l’incartamento giallo con la scritta “Marzi” sopra. Era su quell’inchiesta che aveva lavorato fino a quando non gli si incrociava la vista la sera prima.
- Perfetto, grazie mille. Allora disdica gli altri due appuntamenti che avevo nel pomeriggio. Temo che sarà una cosa lunga – disse dopo qualche secondo di esitazione – E prenoti già un taxi per le 11:30. Non voglio rischiare di arrivar tardi.

Mentre la segretaria usciva dalla stanza, Luca prese in mano l’incartamento. Dal mezzo delle pagine, uscì un ritaglio del Corriere, un articolo della prima pagina di alcuni giorni prima. L’articolo era spiegazzato, Luca lo distese sul tavolo. Il titolo lapidario “Un Mostro nella Scuola” “L’insegnante arrestato a Milano sulla base di numerose denunce di abusi da parte degli studenti della scuola media”. Sembrava ancora impossibile, che una cosa del genere si fosse concretizzata nel suo studio. Luca ricordava ancora i giorni quando Fabrizio lo portava in giro per il centro con la sua Vespa special, sempre linda e pulita, gioiellino di cui andava orgoglioso. Si erano conosciuti al liceo, anche se frequentavano classi differenti, si incontravano durante l’ora di religione, che nessuno dei due frequentava, quando erano costretti a stare in biblioteca sotto lo sguardo infastidito di una vecchia bidella. Benché non partecipassero alla lezione per motivi differenti, Luca aveva genitori protestanti, mentre Fabrizio si riteneva agnostico, la loro forzata frequentazione li portò ad incontrarsi sul terreno delle letture comuni. Iniziò così, scambiandosi consigli sui libri da leggere, poi continuò uscendo in giro la sera, per bar e discoteche, divertendosi per tutta la durata del liceo. Non diventarono però mai quel qualcosa riesce a superare l’amicizia adolescenziale, tant’è che finito il liceo i due si persero rapidamente di vista. Prima della telefonata di tre giorni prima, si erano incontrati solo altre due o tre volte, di sfuggita. Tanto è vero che quando al telefono si presentò come “Fabrizio Marzi”, non associò subito il nome a quella persona appartenente alla nebbia dei ricordi indistinti.

Fabrizio si professava assolutamente innocente, e riteneva fosse tutto un grosso errore. Insegnava educazione fisica in una scuola media, e tutto quello che aveva fatto,a  suo dire, era stato puntare su alcune doti di alcune ragazze spingendole ad attività di ginnastica dolce. In alcuni casi, ne aveva spearate due o tre dal restto della classe per degli esercizi specifici, specie durante il rientro pomeridiano. Ma era tutto qua. In realtà l’accusa era pesante, la polizia aveva raccolto 8 denunce da parte dei genitori di altrettante ragazze che denunciavano il fatto di essere state molestate da parte di quel professore. Molestie fisiche che in uno dei casi si sarebbero trasformate in vero e proprio stupro. Per i giornali era stato subito facile etichettare il personaggio come mostro, e la vicenda si accingeva a ricevere l’attenzione di tutti i media. In aggiunta a tutto la situazione rischiava di aggravarsi. Una delle ragazze che avevano denunciato le molestie era scomparsa da alcuni giorni, e benché gli inquirenti non avessero ancora collegato ufficialmente le due cose, l’idea di un mostro unico che avesse fatto chissà cosa a questa giovane ragazza era sicuramente allettante.

Luca riprese a leggere da dove si era fermato la sera prima. La documentazione relativa al caso era già molto ampia. Oltre alle denunce delle 8 ragazze, c’erano i verbali dei loro interrogatori, e alcuni verbali della polizia che aveva investigato il caso. Molti dei dettagli forniti contenevano dettagli scabrosi. E Luca temeva di convincersi sempre più alla colpevolezza del suo assistito, tanti erano gli indizi forniti a suo carico. Il palmare vibrò di nuovo. Solo allora Luca si rese conto di non aver ancora preso in mano quel piccolo computer tascabile, nonostante avesse vibrato già in precedenza quella mattina.
Era un breve messaggio: “Ciao! Sono in aeroporto dove conto di partire tra mezz’ora circa. Non vedo l’ora di abbracciarti. G.”. Luca sentì un breve flusso di calore attraversagli il corpo. Rispose “Anche io”.
Poi il freddo riprese il sopravvento, mentre gli occhi si posavano sul verbale della vittima numero 7. E la sfiducia di Luca cresceva.

***

(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 1849)

Sergio

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One Response to ““Se” – Capitolo 1”

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