08/11/2009


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“Se” – Capitolo 8

Scritto da Sergio in Se.

Caro Lorenzo,

Ho passato già due notti qui in carcere, e penso che non ne resisterò una terza. Benché sia in una cella di isolamento, da solo, il rumoreggiare degli altri ospiti di questo antro infernale mi terrorizza. L’uomo qua dentro sembra trasformarsi davvero in un a bestia, o forse semplicemente si avvicina ad essere ciò che è in realtà.
None ro mai stato tanto solo con me stesso, ed è tremendo il frastuono che ti crea il pensare e parlare solo con se stessi. Ed alla fine l’unica cosa che scopri veramente è che le persone alla fine non possono cambiare, rimangono quelle che sono, al massimo riescono a nascondere alcuni aspetti del loro carattere per qualche tempo, magari quelli dei quali sono meno orgogliosi.
Io non sono orgoglioso della mia vita. Credo di aver vissuto ogni giorno della mia esistenza dimostrando a me stesso e agli altri la mia piccolezza e la mia insignificanza. Ed in particolare, credo di aver in tutto e per tutto mentito a te con la mia esistenza fragile, non riuscendo mai a proteggerti completamente, ti ho trascinato nel fango di una vita misera, invece di farti raggiungere le vette che sognavi, e che mamma desiderava per te.
Immagino ti chiederai se sono colpevole o innocente. Al di là di quello che io posso dire o pensare, la gente e i giornali hanno già emesso il loro verdetto. Sono un mostro, e tale rimarrò per sempre. E’ stato incredibile quando mi hanno portato qui al carcere, la quantità di fotografi e telecamere presenti. Tutto questo in fondo per un dubbio che la notizia, nel momento in cui è scritta, fuga subito: sarà colpevole?
Non credo di dover dibattere con te della mia innocenza o meno. Penso che se fosse capitato a te, ti avrei comunque ritenuto innocente anche in presenza di prove schiaccianti, perché in fondo sei il mio fratellino adorato.
E poi, alla fine, chi è davvero innocente? Cosa posso dire, io che la mia innocenza la ho persa a dodici anni? E ancora oggi mi trascino dentro una forma di misoginia acuta che sarebbe la più semplice delle risposte rispetto alle accuse che mi si muovono, se solo qualcuno si degnasse di ascoltare col cuore ciò che dico.
Non sapevo a chi affidarmi come avvocato, ma alla fine spremendomi le meningi, mi sono ricordato di Luca, sai il ragazzo biondo con cui andavo a scuola al liceo? Te lo ricorderai sicuramente, visto che ci vedevamo spesso. Lo avevo incontrato a scuola perché, anche se in classi diverse, entrambi non partecipavamo a quel rito di finta moralità che è l’ora di religione. Mi era piaciuto, perché era un ragazzo sveglio, anche se viveva in una famiglia di bigotti. Dopo la scuola si era iscritto a giurisprudenza, ed è diventato avvocato. E non pensare che i genitori siano contenti, la vita, fortunatamente, restituisce a tutti ciò che si semina. Infatti hanno un figlio avvocato e frocio! Se ci penso mi vien da ridere. Quasi un simbolo di una fottuta resistenza.
Ci ho parlato al telefono appena me lo hanno consentito. Trovare il suo numero non è stato facile, qui sembra che non abbiano molta voglia di aiutarmi. In più, non ho chiaramente con me l’agenda che mi è stata sequestrata. Quando mi sono presentato al telefono, non mi ha riconosciuto subito. Forse avrei dovuto dirgli che ero Unicorno, quello che gli aveva sbattuto in faccia la sua voglia repressa di cazzo. Che realizzazione quel giorno. Ricordi quando mi sono fatto il tatuaggio sulla schiena? Il giorno dopo ero a scuola, ma forse te lo ho già raccontato, ma non importa, e ci siamo visti al solito durante l’ora di religione che non non si faceva, e gli ho fatto vedere il mio tatuaggio. Ci avevo devo dire pensato parecchie volte prime, aveva sempre uno strano modo di fare con le ragazze… troppo gentile, da damerino. Bè, ma li ho avuto la conferma, i suoi occhi non mentivano mentre mi guardava il torace nudo. Così gliel’ho sbattuta in faccia, con una battuta di quelle mie geniali del tempo, dicendogli che aveva una voglia matta di darmi una botta di sesso. Cazzo era diventato cadaverico in men che non si dica. Ho dovuto trattenere il riso, ma in fondo un po’ ci tenevo a quel ragazzo. Era divertente e poi tanto intelligente. E forse questo suo fatto di non piacere tanto alle donne mi intrigava. Comunque dicevo, lo ho sentito al telefono. Dopo un po’ ha capito chi sono, ed ha accettato di prendere il patrocinio. Abbiamo fatto una lunga telefonata, gli ho spiegato un po’ come stanno le cose, e gli ho detto quello che si aspettava. Ma prima comunque aveva bisogno di studiare le carte. L’incontro è fissato per domani. Sarà una sorpresa immagino!
Mi viene da piangere. Se penso alla vita che avrei potuto vivere! Ricordo quando cazzo a 18 anni avevo deciso che avrei vissuto davvero la mia vita, prendendo possesso del mio corpo e della mia testa. Certo, l’idea delle pasticche non era delle migliori, e davvero ho rischiato che mi bruciassero il cervello. Ma certe cose bisogna provarle, no? Te l’ho sempre detto, nella vita bisogna provare quasi tutto. Tanto alla fine, ti rendi conto che tutto è una merda.
Non ho detto nulla né ho chiamato papà.Non so se vorrai farlo tu. Immagino che avrà saputo in qualche modo, anche se forse dovrà spremersi troppo le meningi avvizzite da alcolizzato per riconoscermi dietro quelle due lettere “F.M.”. Ormai sono ridotto a questo, due fottutissime lettere. Non valgo neanche un nome intero, o un cognome.
Due lettere del cazzo.
F.M. Fottutissima Merda.
Fighissima Merda.

Scusa, ora mi è venuto da ridere, perché non trovi che sia assolutamente stupido come nella realtà una qualsiasi cosa può essere fottutamene negativa e fighissima allo stesso tempo? forse è solo questione di punti di vista. oppure siamo nei che in realtà non capiamo un cazzo, e ci facciamo continuamente trascinare come una banderuola al vento? Esattamente come quella stronzetta di Agata, la perfettina del corso all’ISEF. Voleva a tutti i costi aggiungermi alla sua lista di uomini portati a letto, e al terzo anno ci ha insistito in una maniera nauseabonda. Un giorno si è addirittura infilata nello spogliatoio maschile, mentre mi facevo la doccia dopo gli allenamenti. Lei pensava di essere una figa stellare. Io le ho sparato merda contro ad una tale intensità che la poveretta si è addirittura messa a piangere. Da quel giorno mi ha perseguitato, arrivando addirittura a tagliarmi i pneumatici dell’auto, quella puttana.

Che cazzo vale tutta questa vita allora? ho investito così tanto tempo nel creare un corpo quanto più perfetto possibile, ho sudato anima e sangue per far capire a una masnada di adolescenti brufolosi e cerebrolesi l’importanza che ha il nostro fisico. Ed ora, cosa mi ritrovo? Solo questo. Una cazzo di manciata di polvere in mano, una saponetta, un materasso alto un dito e un mezzo e sicuramente pieno di pulci in un posto dimenticato da quel dio che tutti dovrebbe aiutare.

Fortuna che mi hanno dato almeno una penna. Che nelle mani giuste potrebbe trasformarsi in una lancia, vero? Cazzo ricordo ancora quanto ho pianto quando alla fine della tua prima settimana di scuola, avevi imparato a scrivere prima il mio nome del tuo. Si bé io ci avevo creduto almeno, piccolo stronzetto. Poi ricordo che la mamma mi aveva raccontato divertita del fatto che in realtà avevi rubato il quaderno al tuo compagnetto, che si chiamava Fabrizio. Sei sempre stato l’unico tesoro che ho avuto, anche se mi hai fatto disperare un casino quando ti sei messo a fare lo stronzo. Si certo, a 14 anni tutti si devono rivoltare contro qualcosa, ma già io avevo io miei cazzi, e dovevo pure andare contro a te? Mi spiace ancora per quei pungi che ti diedi quella volta, ma veramente mi avevi fatto girare i coglioni in una maniera assurda e incontrollabile. Dico, io non ti ho mai voluto imporre nulla sul tuo modo di vivere. Ho solo chiesto un po’ di rispetto per le poche cose che avevamo. E tu prendi la mia moto senza permesso, vai contro un autobus e te la fai pure sequestrare dai vigili urbani? Quella volta davvero non ci ho visto più. E si cazzo, non ci hai visto neanche più tu dopo con quegli occhi neri!

Avrei voglia di rivederti e abbracciarti ancora una volta. Darti una pacca sulla schiena, come adoravi fare tu a me quando al mare, come sempre, mi addormentavo in spiaggia e mi ustionavo.
ma credo che il tempo per queste cose sia finito, che sia giunta l’ora di fare chiarezza una volta per tutte. Io non appartengo a questo mondo, a questo tempo, a questa era. Cazzo, mi sento un po’ un messia a scrivere questa frase. Ma credo tu abbia capito benissimo quello che voglio dire. Tu, papà, troppe persone vivete disturbati dalla mia vita e dalla mia esistenza. Perché diciamocelo, io sono morto dentro in quel letto, a dodici anni. O forse già prima, quando guardavo la mamma col capo chino sul suo letto in ospedale, mentre vedevo quei ciarlatani in camice bianco e che non riuscivano a fare niente. O forse più semplicemente, quando abbiamo detto addio alla zia Alice, quella fottutissima bastarda. Certo, lì la provvidenza c’è stata, per una volta, no?

Insomma, caro fratello, è ora di farla finita. Non so quando leggerai questa lettera, ne come ti verrà recapitata. So solamente che credo tu possa capirne il contenuto più di me. O forse questo è semplicemente quello che spero. So che forse all’inizio proverai dolore per tutto questo, ma credimi, è tutto meglio così. La vita del resto la si misura su come finisce.
Non abbatterti, senza di me non peggiorerai.

Tuo,

Fabrizio

PS: Ah, bè, credo di doverti una risposta, mi rendo conto, alla domanda che ti starai facendo. Sono innocente?
Si lo sono.

PS2: Non ti lascio niente. Credo che l’auto, la moto e la casa bastino appena a coprire i debiti che ho fatto che comprarle. Ti lascio però i miei preziosissimi libri. Vorrei tanto leggerti ancora una storia una volta. Perché almeno tu sapevi riconoscere un boa che aveva inghiottito un elefante. E almeno con te non devo parlare di bridge e cazzate simili.

***

Luca rilesse la lettera due volte in solitudine. Di fianco a lui, il sostituto procuratore che seguiva il caso, prendeva appunti sulla sua copia fotostatica di quella lettera. L’originale si trovava in una busta trasparente, sempre sul tavolo. Si sentì infastidito da quel riferimento ad un aspetto così privato della sua vita. ma il dottor Stefani era rimasto impassibile, anche quando lessero assieme quel passo.
Rileggere quella lettera era per lui una scoperta continua di quella persona che pensava di conoscere superficialmente, ma che ora gli si presentava a sprazzi come una conoscenza intima, di vecchia data, pur se altri aspetti della sua esistenza gli rimanevano oscuri.

Stava pagando la sua corsa in taxi quando gli era arrivata la telefonata dal carcere. Un agente di custodia, su richiesta del sostituto procuratore Stefani, lo informava che il detenuto signor Marzi aveva tentato il suicidio. La notizia gli arrivò come un pungo allo stomaco. Lo aveva sentito solo due giorni prima, ed era talmente convinto della sua innocenza, che nulla gli aveva fatto presagire una simile evenienza.
Arrivato alla casa circondariale, fu subito accompagnato nell’ufficio del direttore. Lì aveva trovato, oltre al dottor Stefani, un uomo in divisa, che si presentò come il capo del turno di vigilanza.
- Buongiorno avvocato – gli disse il procuratore allungando la mano e avvicinandosi alla porta. Luca gli strinse la mano, avvicinandosi poi alle altre due persone e ripetendo il gesto.
- Buongiorno -
- Se così si può dire – esclamò il direttore
- Ma cosa è successo esattamente ? – incalzò subito Luca.
- Non sappiamo con precisione. – intervenne l’uomo in divisa – Questa mattina al detenuto è stata portata la colazione. Al termine del turno generale, è stato accompagnato alla doccia, dalla quale è uscito normalmente, ed è stato riaccompagnato nella sua cella attorno alle 9 e 30. Ha richiesto della carta e una penna per scrivere una lettera,c osa che gli è stata subito accordata. Poi non abbiamo avuto ulteriori contatti fino all’arrivo del dottor Stefani. Quando un collega è andato a prelevarlo, lo ha trovato in un lago di sangue per terra, con entrambi i polsi recisi in più punti. -
- E adesso come sta? – Chiese ancora Luca
- E’ stato immediatamente soccorso dall’infermeria del carcere. – intervenne il direttore – Ma aveva necessità di una trasfusione. Inoltre, ha avuto un arresto cardiaco. Abbiamo immediatamente allertato il 118 che ha predisposto un trasferimento d’urgenza in elicottero. In questo momento è in volo verso l’ospedale -
- Fortuna che sono arrivato un po’ in anticipo – disse Stefani – altrimenti staremmo già parlando al passato ! -
- Diceva che ha chiesto qualcosa per scrivere – chiese allora Luca – ha lasciato qualche messaggio? -
- Si una lettera. Indirizzata al fratello, Lorenzo Marzi. Ho appena predisposto che vengano fatte delle copie così potremo leggerla assieme – disse il procuratore.
Luca conosceva il dottor Stefani. Era un bravo investigatore, molto corretto, ma qualche disattenzione di troppo gli aveva imposto frequenti stop alla carriera. Lo aveva già sentito telefonicamente due volte per quel caso. Dalla sua parte aveva il fatto di non credere mai alla colpevolezza di nessuno anche in presenza di molti indizi.

I due si era ritirati poi in una saletta attigua. Nessuno dei due voleva ammetterlo, ma il suicidio era una ammissione di colpevolezza fin troppo evidente. Così avevano letto la lettera assieme, ad alta voce una prima volta. Entrambi presero appunti. Alla fine della lettura, Stefani chiamò qualcuno degli investigatori, e impartì l’ordine di cercare delle informazioni sia sul fratello di Fabrizio, Lorenzo, sia sul quella ragazza menzionata nella lettera, Agata. Entrambi poi rilessero la lettera individualmente.

Erano le 12:45 quando il direttore bussò alla porta, ed entrò.
- Hanno appena chiamato dall’ospedale. Benché Marzi abbia perso tanto sangue, le ferite non erano gravi. Si riprenderà -

***

(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2343)

Sergio

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One Response to ““Se” – Capitolo 8”

  1. MorrisSuperService — Blog — “Se” – Capitolo 8 | Ecletticamente Says:

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