Scheda:

- Alessandro Baricco : Emmaus |

- Feltrinelli
- 2009, 144 pagine, Copertina Rigida, 13 euro.
- Voto:6/10
Premetto subito che non sono un grande estimatore di Baricco. I suoi libri precedenti mi hanno spesso deluso (non perché brutti, anzi, ma semplicemente perché mai all’altezza delle aspettative). Questo accade spesso con i personaggi ed gli autori che in Italia divengono famosi (altro esempio sempre nel mio caso è Dacia Maraini). Ho però voluto leggere questo romanzo (recuperandolo in prestito da un amico), perché un amico normalmente estasiato dai romanzi di questo autore, me ne ha parlato con una vena di maggiore normalità. Ho evitato quindi di leggere ulteriori recensioni in giro, e mi sono buttato nella lettura.
Devo dire che il romanzo mi ha piacevolmente sorpreso nella facilità della lettura e nell’agile dipanarsi della storia. E difatti, ho letto il libro in due serate. Il romanzo racconta la storia di quattro “bravi” ragazzi cattolici che conducono una vita tanto normale da diventare soffocante e sconfortante. Si incontrano e scontrano con i loro coetanei liberi da sensi di colpa e altri problemi religiosi proprio nel momento in cui si affacciano all’età adulta, ma sono spesso combattuti tra certezze e indecisioni, coraggio e paure. Il tutto si svolge nella Torino degli anni Settanta anche se tempo e luogo restano piuttosto indefiniti.
Il titolo del romanzo richiama l’episodio dei discepoli di Emmaus, il brano del Vangelo preferito dai protagonisti, in cui la natura del Messia si rivela quando lui è ormai svanito.
Se la trama e la scrittura mi sono tutto sommato piaciute, è il sottotesto che mi ha convinto poco.
Emmaus è appunto un libro su com´è difficile vedere davvero, in tutti i tempi e in questo nostro tempo. I giovani cattolici di Baricco hanno occhi impediti. Da cosa? Dalla tradizione. Dalla nebbia della loro educazione religiosa, dagli scenari di tranquilla finzione tirati su dalle loro famiglie, dalla pazzia santa della loro stessa fede che li obbliga a opere di carità negli ospedali, a far musica scialba da oratorio, a pratiche di sesso quasi casto con le loro fidanzate semivergini e mai troppo belle, alla frequentazione per scopi ascetici di prostitute o travestiti dai membri accarezzabili.
Questo loro impedimento dello sguardo però non esclude la tentazione di guardare oltre confine, tra “quelli là”, i ricchi e giovani epuloni che ignorano le ulcerazioni del prossimo e godono, bellissimi e luminosi per privilegio, della bellezza tragica di esserci. La domanda perciò diventa: c´è, oltre il perimetro in cui è stato chiuso lo sguardo, un altro vedere, più vero?
Ma questa descrizione, che pure si coglie in parte dal libro, è molto annegata nella brevità del romanzo. Baricco sembra aver lanciato un sasso contro il tradizionalismo (non contro la religione in sé, ma contro l’idea che si è cattolici per tradizione, cosa che io condivido moltissimo), ma poi nasconde la mano proprio nei momenti in cui, con la scrittura, avrebbe potuto dare un’alternativa a questo romanzo. Insomma un libro che fa venire qualche domanda, ma non fornisce nessuna risposta, almeno questa la mia impressione. Ottima lettura per il resto, nella forma.E alla fine rimane il dubbio che tutto il libro, in realtà, non sia altro che un giudizio sull’(im)moralità dei ragazzi.

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November 10th, 2009 at 9:59 am
Anch’io parto dalle tue stesse premesse. Poi, l’ho letto in un giorno. Ma quello che mi ha colpita è stato il modo di raccontare la fede come una guerra. Essere fedeli in modo feroce, così appassionato da diventare pericoloso. Vengo da questa cultura “feroce” e ho visto i danni. Ma trovo che la forza di Baricco sia stata di amare in egual misura una parte e l’altra. Di non sostenere una tesi ma di lasciar parlare la storia. Di porre domande senza l’ambizione e la presunzione (questo è sempre il rischio) di dare risposte. Insomma è un modo per riguardare le radici. E’ da lì che arriva molto del nostro danno quotidiano. Siano essi i soliti modelli femminili che il pensiero maschile.
Buona giornata
Liz
November 10th, 2009 at 12:24 pm
Ciao Liz!
Grazie del commento. E’ vero, riesce a dare un quadro equidistante tra le due parti in gioco. Ma… c’è un forte ma. E’ vera fede quella che descrive? O è solo la (solita) risposta in termini di “seguire una tradizione”?
E’ questo il punto che mi ha lasciato perplesso e su cui non prende una posizione. Ed è qui che poi si scontra il brutto vizio di molta Italia ipocrita che segue dei modi e dei costumi perché tradizionali, non perché vi sia fede (basti vedere le reazioni alla sentenza sul crocefisso).
Le radici vanno bene. Ma un fantino va al galoppo guardando avanti, non indietro!
Sergio
November 11th, 2009 at 9:24 pm
[...] Novembre 2009 in romanzi | Tags: 9788807017988, Emmaus, recensioni, romanzi Alessandro Baricco: Emmaus EcletticaMente, [...]
November 16th, 2009 at 12:45 pm
E’ il primo Baricco che leggo e devo dire che mi é piaciuto: ho la stessa età dell’autore e forse il fattore generazionale pesa molto nel giudizio. Come Liz non penso minimamente che ci sia nel libro un giudizio sull’(im)moralità dei ragazzi e penso anche che la mano che ha lanciato il sasso non si ritragga. Il finale del libro ci dice che nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta inevitabilmente ricomponiamo all’unità quegli opposti estremismi che sono in noi ma rispetto ai quali l’adolescenza ci ha costretto a schierarci in senso inpropriamente ideologico e “definitivo”. Un episodio che mi pare centrale é quello della gita in montagna di Bobby e del Santo: da adulti siamo finalmente costretti a fare i conti con i nostri limiti. Se poi questa ricomposizione rappresenti una resa alla “normalità” o una maturazione più o meno proficua dell’orizzonte ideale che ci prefiggiamo questo é l’interrogativo cui ciascuno prima o poi dovrà rispondere ma é una risposta che resta inevitabilmete, fortunatamente personale e soggettiva.
November 16th, 2009 at 3:37 pm
Ciao Luca! Grazie del commento.
E’ interessante riuscire a stimolare diversi punti di vista, e credo che quello che vedi tu nel libro esista a tutti gli effetti. Forse, nel mio caso, ho percepito più alcuni aspetti che hanno pesato su un giudizio complessivamente di sufficienza.
Mi piace quanto tu dici della “resa alla normalità”. Forse semplicemente non mi piace l’idea di arrendersi
Sergio
November 16th, 2009 at 3:38 pm
Ci torno su per cercare maggior chiarezza rispetto all’interrogativo di Sergio: E’ vera fede quella che descrive? O è solo la (solita) risposta in termini di “seguire una tradizione”?
Più o meno negli stessi termini é l’interrogativo che mi ponevo anch’io nel corso della lettura. La mia risposta é SI, é vera fede, nel senso definitivo che l’autore ne da: Abbiamo tutti sedici, diciassette – ma senza saperlo veramente, é l’unica età che possiamo immaginare … A quell’età le nostre scelte ci determinano indelebilmente. Eppure, non sembri una contraddizione, al di là della percezione che (fortunatamente) ne abbiamo avuto a diciassette anni non sempre c’é solo sconfitta nella “normalità” e nel seguire una tradizione. Io almeno ci leggo questo nel bellissimo capitolo finale. Ciao
November 16th, 2009 at 9:06 pm
Lo stimolo che mi dai è interessante. Spero di riuscire a trarne un post a breve più approfondito rispetto a quanto potrei fare in un commento.
Sergio
November 17th, 2009 at 2:26 pm
[...] da un commento di Luca alla mia recensione sull’ultimo libro di Baricco, voglio riprendere un attimo un discorso che [...]
November 17th, 2009 at 3:17 pm
Ed ecco lo stimolo è arrivato
December 5th, 2009 at 10:44 am
narciso e boccadoro….il ruolo dell’arte, la ricerca della vergine Madre, la sintesi tra bene e male come fine ultimo di tutte le cose. La vita vissuta alla ricerca di un senso e di una comprensione che si trova solo superando il bene e il male in una sintesi che rende sacro anche il profano.
E’ quasi plagio,
December 6th, 2009 at 8:42 am
Bè effettivamente i temi non sono nuovi. Ma dire che sia proprio plagio non so.
S.
December 26th, 2009 at 8:22 pm
ciao a tutti voi!Trovo interessante ciò che scrivete di questo autore. Stavo appunto cercando qualcuno che mi illuminasse in merito alla psicologia scritturale delle sue righe.Il mio problema principale è che io ho letto e riletto vari libri di Baricco ma puntualmente non riesco a coglierne il significato morale ultimo che egli cerca di trasfondere al lettore. Trovo che adotti anche una grammatica discorsiva alquanto contorta che si propone con frasi riportate letteralmente ma che non seguono sovente lo stesso registro sintattico. Per quanto riguarda il suo riferimento alla religione, trovo che sia stato molto estremo e poco educarivo.Io sono una persona molto cattolica e la sua enfasi sulla descrizione di certi valori mi ha infastidito. Vi chiedo cortesemente di rispondermi anche in merito ad altri suoi scritti per varie ed eventuali delucidazioni. Comunque credo che leggerò ancora qualcosa fino a cercare di capire il suo messaggio figurato.emilia 81.
January 3rd, 2010 at 1:05 am
sono un estimatore di baricco. questo romanzo l’ho trovato a livello di senza sangue: bello, ma non esagerato. le vette raggiunte in Seta e, soprattutto, Oceano Mare sono veramente un’altra cosa.
la critica è molto divisa su un aspetto: Baricco comunica con la forma più che con la sostanza, quindi rende sostanza la forma. per alcuni è da considerarsi solo un narcisistico esercizio di stile, per altri (tra cui il sottoscritto) pura genialità.
January 5th, 2010 at 7:47 am
@ emilia forse il punto è che (almeno questo è un mio personale sospetto) Baricco si limita a lavorare sul proprio stile, e non condivide alcun “significato morale” nei suois critti (in particolare in quest ultimo).
@ dtm anche io ero un estimatore di Baricco dei tempi di Seta ed Oceano Mare, il che rende ancora più fastidiose le delusioni recenti. Se è vero che Baricco ha deciso di sposare unicamente la forma, ha scelto la strada più narcisistica di comunicazione, che diventa pura autoreferenzialità. Nel tempo ci son stati grandi scrittori che hanno sposato in pieno la forma, ma senza dimenticare il contenuto (vedi Joyce) o comunque innovando e sperimentando al punto di offrire qualcosa al lettore. In realtà, con quest’ultimo Baricco ti sembra semplicemente di rimanere… con un pugno di mosche in mano. Brutta sensazione!
January 9th, 2010 at 2:15 pm
Emmaus siamo NOI.
Narrati in una amorevole guida agli Italiani.
Tutti i personaggi ci appartengono un poco, perchè ogn’uno di noi ha avuto le loro età e ad ogn’uno di noi è stato reso difficile il crescere.
Divisi dentro dalla tensione al “consumo” e quella della “parsimonia” della nostra stessa esistenza. Siamo tutti “adulti” intrappolati, età mentale 16 anni, ma indaffarati a celare le pause ed la fragilità. Risucchiati tra le avventure del “papi” e le sventure del Papa.
É una narrazione dai dialoghi particolari che sanno dar voce al divagare dei pensieri, alle profonde riflessioni, alle crude e attanaglianti paure.
Baricco ha saputo mutare, in tutto, il suo stile; ormai cresciuto vola altre l’asticella, in una sfida con se stesso.