15/11/2009


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“Se” – Capitolo 11

Scritto da Sergio in Se.

Luca era riuscito a rintracciare il numero di cellulare di Lorenzo un attimo prima della polizia, ed era riuscito a parlargli spiegandogli la situazione. Benché fosse infastidito dalla cosa, il dotto Stefani accettò di buon grado di andare assieme all’avvocato in ospedale. L’idea era quella di far suggellare immediatamente quanto il giovane suicida aveva sottoscritto con il suo gesto, possibilmente con una piena confessione. Luca, da parte sua, stava cercando di metter in ordine le idee, non riusciva ancora a comprendere il perché del gesto. Quella lettera, così infantile a tratti nel modo di scrivere, in molti punti assolutamente senza senso, sembrava stridere con la personalità che lui aveva conosciuto. Certo, talvolta i ricordi idealizzano un po’ le persone che abbiamo incontrato, ma di una cosa Lorenzo era sicuro: che Fabrizio non fosse un codardo.
Lorenzo aveva reagito alla notizia del tentato suicidio del fratello con un lungo silenzio, tanto che Luca pensò si fosse interrotta la linea.
- Pronto… sei ancora in linea? – aveva chiesto
- Si si… scusa ma non ci capisco niente… perché lo avrebbe fatto se è innocente? – aveva risposto Lorenzo, con una voce incrinata dall’emozione.
Luca aveva accennato solo rapidamente alla lettera, glissando completamente sul contenuto. Non erano notizie da darsi per telefono, soprattutto non in quella situazione. I due si diedero appuntamento in ospedale.

Lungo il tragitto nell’auto di servizio, l’avvocato e il magistrato osservarono un silenzio quasi religioso. Era un misto di rispetto dei loro reciproci ruoli, dell’imbarazzo per le allusioni contenute nella lettera. della incomprensione per un gesto, quello del suicidio, che spiazza sempre per le sue dinamiche. Erano quasi arrivati a destinazione, quando entrambi, come spesso capita, ruppero il silenzio quasi all’unisono. Dopo qualche secondo di malcelato imbarazzo, fu il magistrato a prendere la parola per primo.
- Avvocato, se a seguito del contenuto della lettera ritenesse di voler rinunciare all’incarico di tutelare il signor Marzi, comprenderei assolutamente la situazione. Potrei far nominare un avvocato d’ufficio immediatamente -
- No no assolutamente – rispose Luca quasi offeso dalla sottile allusione sul fatto che quella lettera, o quella situazione passata, avrebbe potuto inficiare la sua capacità di giudizio – Continuerò a tutelare Fabrizio Marzo ed i suoi interessi. Di più, c’è qualcosa di molto strano in quella lettera, che spero venga approfondito -
- In che senso? -
- Bé, per iniziare il modo con cui è scritta, così lunga, ma anche così infantile a tratti nel modo di scrivere. Fabrizio è sempre stato un avido lettore, aveva un livello di cultura elevato, c’è qualcosa che non mi torna…-
- Spesso le lettere scritte prima di un tentato suicidio rappresentano poco la persona stessa. Sono scritte in situazioni limite, dove lo stress spesso prende il sopravvento. -
- Si vero, però unisca questo ad un altro dato, una delle caratteristiche di Fabrizio era quella di esser sempre stato una persona dal carattere forte…
- Le persone cambiano… lei stesso mi ha detto di non aver avuto frequenti contatti col signor Marzi nel corso degli ultimi anni -
- Si certo ma certe cose non cambiano -
- Eccome se cambiano. In questo lavoro ho visto di tutto, persone che impazzivano dopo un solo giorno di prigione. Può semplicemente essere stato questo. Oppure il fatto che la persona abbia cercato dif ar vedere un profilo caratteriale che in realtà non aveva, nascondendo la realtà.-
Luca non rispose a questa osservazione, ma si mise a riflettere. Quanto davvero poteva aver influito la permanenza in carcere sulla psiche di quella persona?
- Comunque, avvocato, al momento, benché la lettera stessa rappresenti a mio giudizio un chiaro segno di colpevolezza, non voglio trarre conclusioni affrettate. Proseguiremo l’indagine normalmente, sentiremo il sospettato assieme a tutte le altre persone coinvolte nell’indagine. Inoltre, a seguito del contenuto della lettera, esploreremo se vi siano altri profili legati ad atti illegali. -
- Chiederei, se possibile, di effettuare una perizia psichiatrica… -
- Si certo, è una procedura standard in questi casi. Ovviamente lei potrà richiedere anche una perizia di parte -
- Certo, lo farò. Ma vorrei parlare prima col fratello per capire alcune cose -
- Verrà in ospedale? -
- Si si, era in centro città, quindi arriverà poco dopo di noi. -
- Bene, le concederò una mezz’ora dove potrà parlare col fratello da solo. Poi lo interrogheremo ufficialmente. Lo consideri un favore…-
- Grazie – annuì Luca infastidito dalla sottolineatura finale. Ma del resto, sapeva di avere comunque una controparte seria ed affidabile. E questo, per quanto possibile, lo tranquillizzava.

Arrivarono in ospedale quasi contemporaneamente al fratello Lorenzo. Luca lo riconobbe quasi subito. Benché quando frequentasse Fabrizio e la sua casa, il fratello dovesse avere circa 10 anni, i tratti del viso erano rimasti riconoscibili, molto dolci e giovanili. Era in piedi nella hall dell’ospedale, un po’ disorientato. In quello sguardo si riconobbe anche il bambino che aveva necessità della guida del fratello più grande, del suo aiuto e del suo supporto. Luca gli si fece incontro e lo chiamò:
- Ciao Lorenzo -
- Ciao Luca -
I due si abbracciarono, forse un minuto più del dovuto, si diedero alcune pacche sulla schiena, vigorose. Quando si lasciarono, Luca notò gli occhi lucidi del ragazzo.
- Andiamo, Fabrizio è ricoverato in Terapia Intensiva. Ma è fuori pericolo. -
- Ok… – disse il giovane, completando la sua frase con un silenzio indicativo.

I due camminarono per vari corridoi, prima di raggiungere il reparto. Dentro nell’atrio, il magistrato parlava con un agente della Polizia Penitenziaria e con un’altra persona. I due si avvicinarono. Brevi formali presentazioni tra tutti fecero scoprire il ruolo della persona sconosciuta. Era un ispettore di polizia, che aveva seguito il caso e che avrebbe poi interrogato Fabrizio e Lorenzo sul caso.
- Ho appena parlato col medico. Stanno sottoponendo suo fratello – disse Stefani rivolgendosi al ragazzo con un gesto del capo – ad un piccolo intervento chirurgico. La lama utilizzata per recidere le vene del polso aveva danneggiato anche un tendine, e onde evitare problemi di mobilità del polso e della mano, hanno deciso di intervenire subito.
Lorenzo e Luca annuirono. Si avvicinò un’infermiera che con un’aria gentile e rassicurante, prospettò al gruppetto l’opportunità di accomodarsi in un salottino.
- Andate pure voi due – disse il magistrato con un tono quasi perentorio – Ci rivediamo più tardi. E si allontanò.

I due entrarono nel stanza che l’infermiera aveva chiamato “salottino”. Si trattava di una stanza piccola, con una serie di sedie bianche in plastica dura appoggiate alle pareti. In un angolo un distributore automatico di caffè, uno di acqua, ed una pianta rachitica che cercava di sopravvivere alla poca luce che filtrava da una fessura nel muro. Era possibile in quella stanza percepire anche visivamente il dolore dell’attesa delle persone che vi soggiornavano.
I due si sedettero in un angolo. Luca spostò una delle sedie, di modo da poter guardare negli occhi il ragazzo. Ci furono ancora alcuni momenti di silenzio. Poi Luca aprì la sua valigetta ed estrasse la cartellina dove teneva la fotocopia della lettera scritta da Fabrizio solo poche ore prima. La porse al fratello dicendo:
- Ti ho accennato che tuo fratello ha lasciato un messaggio. In realtà, ha scritto una vera e propria lettera, indirizzata a te. Ho già avuto modo di leggerla assieme al magistrato. -
Lorenzo non disse nulla mentre prendeva il foglio tra le mani ed iniziava a leggere le prime righe. Si alzò di scatto dalla sedia, e prese a camminare per lo spazio ristretto di quella stanza. La sua camminata tradì le emozioni che provava nel leggere quello scritto. Ogni tanto si soffermava un attimo, altre volte accelerava il passo. Poi, svolte brusche prima di arrivare alla porta, e di nuovo indietro fino al distributore automatico. Le mani reggevano il foglio quasi all’altezza degli occhi. Luca intuì che il ragazzo potesse avere un leggero difetto alla vista, magari non corretto con gli occhiali per vanità o per qualche altro motivo. O forse semplicemente stava facendo schermo ai sui occhi per non far percepire le sue emozioni anche attraverso gli occhi. Quando abbassò la lettera, il suo sguardo era vuoto. Un’espressione assente sul viso. Il corpo sembrava molle, quasi sul punto di accasciarsi per terra. A questo punto Luca parlò.
- Ho bisogno di capire con te molte cose relativamente a questa lettera, e anche gli inquirenti poi vorranno interrogarti su parecchi passaggi della stessa.-
- Si, lo immagino – rispose lui con una voce flebile che contrastava con la sua voce profonda usuale.
- Ma prima che ti faccia qualche domanda… quale è la tua reazione, cosa provi? -
Un attimo di silenzio. Il ragazzo si avvicinò alla sedia e si lasciò cadere. Poi rispose.
- Rabbia. Dolore. Incredulità. Credo di provare tutte queste cose assieme. Mi viene da dire che sia impossibile che l’abbia scritta Fabri questa lettera…
Luca annuì.
-… ma poi ci riconosco la grafia di mio fratello, e certe cose le poteva conoscere solo lui. Non so davvero perché l’abbia fatto… né perché abbia scritto di così tante cose diverse. -
- Si immagino, anche a me il contenuto della lettera ha fatto un’impressione strana, rispetto a quanto conoscessi tuo fratello . Ora ho bisogno che mi parli un po’ degli ultimi anni della vostra vita, e del vostro rapporto…-
- Ultimi anni? da quando? -
- Bé io ho rivisto Fabrizio 2-3 volte, ma assolutamente per caso in questi ultimi anni. Diciamo che è da quando abbiamo lasciato le superiori che non ci siamo più frequentati… -
- Ok… bè allora lui si voleva iscrivere a Medicina, forse questo lo ricordi, ma non aveva superato i testi di ammissione. Allora ha scelto di iscriversi all’ISEF… si certo aveva sempre avuto una grande apssione epr lo sport … ma credo che la scelta sia stata fatta più per andar contro mio padre che non perché ci credesse davvero… i primi due anni è rimasto a casa con noi, poi si è cercato un appartamento da solo perché era stufo dei bisticci con papà. Inoltre non andava per niente d’accordo con la nuova compagna di mio padre.
- Si è risposato? -
- No fortunatamente no, è rinsavito in tempo. Ma purtroppo il danno era fatto. Quella troia, una dell’est di quelle che ordini sui cataloghi, si è attaccata come una sanguisuga ai soldi di papà. E lui ci stava per cascare, e voleva anche sposarsela, ma lei ha voluto strafare. Così un giorno si è presentata coi risultati del test di gravidanza, dicendo che era incinta. Peccato che papà sia sterile da quando ha subito un intervento per il varicocele. Così la ha cacciata di casa. Però ci è comunque rimasta quasi tre anni! -
- E come si chiamava? -
- Natascia. Nome proprio da zoccola non credi? -
Luca non rispose. Ma chiese di continuare rispetto alla storia di Fabrizio.
- Io avevo 15 anni quando lui è andato via. Si era trovato una camera alla casa dello studente. Andavo spesso a fargli visita, e qualunque momento libero me lo dedicava interamente. Ha provato a farmi fare diversi tipi di sport, ma purtroppo la pigrizia è una delle mi qualità più difficili da estirpare…
- Capisco – disse Luca con un sorriso
- Poi bé… si è sempre cercato dei lavoretti. Allenava una squadra di pallacanestro in un oratorio, poi lavorava in una palestra come assistente in sala. E nei weekend faceva il custode di un’azienda chimica in provincia. Comunque è riuscito a tenere il ritmo degli esami e a diplomarsi in fretta. Poi è iniziato il calvario dell’insegnamento, ha iniziato subito con delle supplenze, ma trovare un posto fisso non era facile, inoltre spesso lo mandavano in giro per qualche scuola in provincia di Sondrio, dove ci volevano ore per andare e tornare. Ha sempre continuato a lavorare per la palestra. Fino a 5 anni fa credo quando finalmente è passato di ruolo nel liceo dove lavora… -
E qui Lorenzo si interruppe un attimo, forse indeciso sul tempo verbale da utilizzare.
Luca ne approfittò, e chiese:
- Relazioni? conoscenze? Amicizie? -
- Uhmm… ti ho detto, la maggior parte del tempo libero la passava con me. Tra le amicizie c’era Thomas sicuramente, un ragazzo di Merano che lavorava nella stessa palestra e faceva anche lui l’ISEF. Si allenavano assieme, spesso uscivano assieme la sera, per un periodo dopo il diploma hanno anche abitato nello stesso appartamento, ma poi lui è tornato tra le montagne. Poi c’è Umberto, l’unico altro vero grande amico che ha. E’ un ragazzo che studiava anche lui all’ISEF, ma poi ha avuto un incidente al mare un’estate, tuffandosi da uno scoglio ha battuto la testa e da allora vive su una sedia a rotelle, bloccato dalla vita in giù. Fabri si è preso cura per lunghi periodi di lui, e credo che l’abbia proprio aiutato ad uscire dalla disperazione di quel cazzo di incidente. Pensa – e qui la voce del ragazzo si fece appassionata – che un giorno che ero da Fabrizio ad un certo punto fa, “andiamo da Umberto, gli facciamo una sopresa”. Senza telefonare ne niente siamo usciti di casa e siamo andati verso il suo appartamento. Abitava praticamente a due palazzi di distanza, al pian terreno. Mi era sembrata strana quell’idea di fargli una sorpresa, ma poi ne capii il motivo. Era una tattica di mio fratello, impaurito dal fatto che Umberto potesse farsi del male. Infatti quando siamo arrivati davanti alla porta, c’era un leggero odore di gas. Ricordo che Fabrizio mi ha guardato terrorizzato, dicendomi “corri via di qui e chiama i pompieri” mentre inseriva le chiavi nella porta. Lo vidi da fuori, mentre apriva tutte le finestre della casa. E ricordo anche quello che aveva urlato a quel ragazzo “Morire è la scorciatoia più facile”… -
Una lacrima solcava la guancia del viso di Lorenzo mentre diceva quella frase. La voce si era fatta tremolante, indecisa. E lo sguardo sembrava sottolineare ancora di più l’incredulità rispetto a quel gesto compiuto dal fratello e a quella lettera.

In quel momento entrò l’infermiera.
- Scusate se disturbo, ma volevo solo informarvi che l’intervento è terminato alla perfezione. Il professor Guerci vorrebbe vedervi poi nel suo ufficio tra un quarto d’ora se possibile -
I due annuirono, mentre l’infermiera lasciava la stanza.

***

(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2064)

Sergio

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