16/11/2009


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“Se” – Capitolo 12

Scritto da Sergio in Se.

L’elenco telefonico conteneva molti riferimenti alle varie associazioni e società che gestivano il servizio ambulanze della città. Diego provò a chiamare il 118 per capire se riuscisse ad avere qualche dettaglio in più su un volontario chiamato “Maicol”, ma la comunicazione fu interrotta dopo un cortese diniego. Erano di nuovo seduti al tavolino del bar dove Jack gli aveva fatto quella rivelazione. Ma per Diego l’intero corso della giornata era cambiato. Riprese in mano il telefono cellulare, e chiamò il numero del dottor Pazzi, il medico che aveva assistito Elena, sua sorella, all’arrivo in ospedale. Gli aveva lasciato lui il numero “per qualsiasi domanda” quando lo avevano dimesso dal reparto. Una voce baritonale rispose dall’altro lato della linea.
- Pronto? -
- Dottor Pazzi… sono Diego, il fratello di Elena Pastore, si ricorda? -
Il medico ci pensò su un attimo, poi rispose
- Si ricordo… come stai, ragazzo? -
- Bene grazie, mi scusi se la disturbo, ma avrei bisogno di un’informazione -
- Se posso, volentieri… -
- Sa mica a chi apparteneva l’ambulanza che ha portato Elena in ospedale? -
- Così su due piedi no… ma posso informarmi…. – rispose il medico, completando poi la frase – Ma perché ti serve questa informazione? -
Qui fu Diego a tergiversare un momento, mentre metteva assieme una storia, che sperava fosse credibile.
- Il giorno dell’incidente Elena indossava degli orecchini, ma nelle cose che ci avete restituito ce n’era solo uno. Magari è caduto nell’ambulanza quando la hanno trasportata -
Era vero, anche il medico ricordava del particolare di aver trovato un solo orecchino sul corpo della ragazza. Ma non poteva sapere che in realtà quell’altro orecchino non era mai esistito. Elena adorava rovistare nei vecchi mercatini di antiquariato e bigiotteria, e spesso le capitava di acquistare dei pezzi unici, che a volte combinava tra loro, a volte semplicemente indossava uno alla volta, spaiati.
- D’accordo. Faccio una verifica per capire chi fosse di turno, e poi ti richiamo. Ok? -
- Grazie dottore. Grazie mille! – esclamo Diego ansioso di poter dare una risposta al più presto ai quesiti così improvvisamente comparsi quel pomeriggio.

Chiusa la conversazione telefonica, Diego si rivolse ancora una volta a Jack.
- Sicuro di non ricordare altro? -
- No, ti ho già detto. Quel tipo non parlava con me. L’ho solo sentito parlare della cosa con gli altri presenti nella casa dell’avvocato…-
- Mi puoi almeno dire il nome? -
- Scordatelo. Sai che per me la riservatezza dei miei clienti è tutto. Se questo tuo dottore non riesce a trovare l’informazione che ti serve, posso provare a chiedere io però -
- Si dai. Anzi no, fallo subito ti prego. -
- Cazzo Diego, rilassati! Non posso chiamarlo ora. Lavora. Posso provare stasera in caso… e comunque non ti prometto niente. Cazzo ne so io se quello magari non era una marchetta -
- Si certo… una marchetta che lavora in ambulanza! -
- E che ne sai tu? Come lavoro rende bene, specie se ti introduci negli ambienti giusti… -
- Che schifo Jack! -
- Il denaro non puzza, ricordati… -
- Si ma il tuo culo rotto si dopo! -
- Eh se magari ti piace poi? -
Diego non rispose, ma lanciò un’occhiataccia maligna all’amico, che quietò la discussione con qualche minuti di silenzio. La cameriera del bar si avvicinò un’altra volta, e chiese.
- Prendete qualcos’altro ragazzi? -
- Si te! – rispose Giacomo, facendo il gradasso, quasi volesse scrollarsi di dosso anche solo il sentore dell’omosessualità accennata nella discussione precedente.
- Carino… guarda non sono in vendita! – rispose la ragazza, che però prese un atteggiamento un po’ civettuolo, spostando il peso del suo corpo su un lato, e facendo una smorfia quasi compiaciuta.
- Eh… ti piacerebbe stare con uno come me! – disse ancora Jack – proveresti nuove vette del piacere! -
- Portami un Ramazzotti. Doppio… con ghiaccio. – tagliò corto Diego.
- Ok… – fece la ragazza – E per te solo del ghiaccio per raffreddare i bollenti spiriti? – disse poi rivolgendosi a Giacomo.
- No… portamelo liscio. Così mi riscaldo ulteriormente! – rispose lui.
La cameriera lasciò il tavolo, lanciando un’altra occhiata interessata allo strano personaggio che l’aveva presa di mira.
Diego pensò che non capiva come quel ragazzo, dall’apparenza così anonima, avesse sempre un tale successo con le ragazze. E non tanto perché fosse il tipo che si vantava di chissà quali conquiste, anzi a dire il vero non parlava mai di ragazze. Ma se capitava l’occasione, partiva sempre all’attacco, riuscendo quasi sempre a segnare. E lo faceva sempre senza la minima traccia di romanticismo o di dolcezza, ma sempre così come aveva fatto ora, provocando con allusioni forti. Quante volte si erano visti lui e Jack… 8, 10 volte in totale nell’ultimo anno? In ogni occasione era riuscito quantomeno ad avere quantomeno un numero di telefono, se non addirittura a portasi a letto la ragazza di turno. Il che faceva una cifra co,comunque maggiore dell’intera presenza di persone dell’altro stesso nella rubrica del telefono di Diego. Il che, purtroppo, comprendeva anche la mamma e la zia!
La cameriera tornò al tavolo, e posò sul tavolino i due bicchieri, colmi fino all’orlo. Le dosi erano sicuramente abbondanti. Lo fece con dei gesti teatrali, e palesemente esagerati. Le cadde lo scontrino per terra, e si inginocchiò per raccoglierlo. Sembrava la scena di un film porno di seconda scelta, fatto quasi al rallenty. Diego osservò lo sguardo falsamente disinteressato di Giacomo che si posava prima sull’incavo del seno, poi sulle gambe sotto la gonna stretta e affusolata. Quando se ne andò fu Diego ad esordire dicendo:
- Mi sa che hai fatto goal anche stavolta -
Giacomo rispose con un sorriso smagliante. Poi rispose
- E tu? te la fai ancora con l’amichetta di tua sorella? -
Diego annuì, ma rimase infastidito della definizione data dal ragazzo. Che continuò
- Sai che è proprio una gran zoccola? Due sere fa sono stato a fare una consegna a un ragazzo che ogni tanto mi ordina un po’ di roba quando fa una festa, abita in centro, credo studi all’università… -
- Si? – fece Diego, fingendosi interessato alla cosa
- Bè, c’era lei… e si stava limonando già due dei presenti. E contando che ce n’erano altre 3… avrà fatto gli straordinari! -
Diego si incupì un attimo. Sapeva che la loro non era una relazione seria, né che si trattasse di un rapporto sessuale esclusivo. Entrambi sapevano che la cosa era nata quasi come una terapia contro il dolore della perdita di Elena, e così era rimasta. Forse si era aggiunta un po’ di abitudine. E poi a Stefi piaceva fare sesso in casa sua, e non invitava certo i suoi “clienti”. A Diego stava bene così… una volta al giorno circa poteva permettersi di sciogliere i suoi pensieri negativi in un orgasmo ristoratore. E con una ragazza funzionava meglio che con una pugnetta. Però l’idea che potesse essere stata assieme con più uomini lo disgustava. O forse, lo incuriosiva semplicemente. O forse più semplicemente iniziava a chiedersi se quella ragazza non soffrisse di qualche disturbo legato ad un’attività sessuale troppo frenetica. Del resto era ancora una ragazzina.
- Eh Diego, ci sei? – fece Jack, toccandogli la spalla, e svegliandolo dai quei pensieri che lo avevano assorto per qualche minuto
- Si si scusa… ci sono… – rispose
- Non sarai mica geloso della tua piccola giumenta? -
- Geloso? Macché. So tutto di quello che fa, e per me è solo un piacevole trastullo – rispose lui. Ma la fiammata rossa che gli colorò la faccia indicò che l’amico aveva forse parato nella giusta direzione.
- E poi, sono appena stato da lei. E hai ragione, è proprio una gran zoccola! – lo disse con un fare strano, sottolineando l’ultima parola in modo particolare, quasi feroce. Sembrava volesse annegare la possibilità che ci fosse un sentimento tra lui e quella ragazza che riteneva essere così poco meritoria in quella fase.

In quel momento il telefono vibrò sul tavolo. Diego lo prese, con apprensione. Numero Privato. Il ragazzo rispose con un concitato “Pronto?”. Dall’altra parte un messaggio registrato lo informava dell’ultima iniziativa promozionale del suo gestore telefonico. Un gesto di stizza accompagnato da una bestemmia a denti stretti accompagnarono il gesto con cui chiuse la comunicazione. Intanto Jack si era alzato, e andava in direzione dei servizi. Ci volle un po’ perché Diego comprendesse tutto, quando notò l’assenza della cameriera nel locale. Emise allora un sospiro, mentre con lo sguardo continuava a fissare il piccolo visore del cellulare testimone ormai di una tecnologia che pareva antidiluviana rispetto a quanto oggi proponeva il mercato.

***

(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 1413)

Sergio

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