I pensieri di Lorenzo si erano rivolti per un attimo verso il fratello. Da quando era entrato in quell’ospedale, aveva cercato di contenere la voglia di sapere, di capire come stesse. Non gli piacevano gli ospedali, non dopo il dolore provato per la perdita della madre. I suoi erano ricordi vaghi, confusi, ma ben presenti. L’odore del disinfettante. Il riverbero dei neon sul pavimento in linoleum. Il rumore combinato degli zoccoli dei medici sul pavimento e dell’attrito dell’aria sui camici bianchi. Stare in quella stanza, in quel momento sembrava solo fargli rivivere quelle situazioni, risvegliando dolorosi ricordi che da sempre aveva cercato di seppellire. Tanto che nonostante da alcuni anni patisse un dolore alla spalla destra, probabilmente dovuto ad una caduta, non aveva mai approfondito la cosa perché il fare una risonanza magnetica implicava un accesso all’ospedale. La paura per quel luogo era ampliata dalla paura di poter perdere l’unica grande ricchezza della sua vita, quel fratello che aveva sopperito al ruolo di madre e padre nei suoi confronti, finendo per fare il parafulmine della sia stessa esistenza. E finendo ora per fare la scelta più scellerata possibile, commettere suicidio. Non riusciva a credere che fosse possibile. Ma del resto, quella lettera era autentica. Nessuno conosceva certi dettagli… e anche se il modo di scrivere gli pareva strano, lo stress del carcere potevano essere una semplice spiegazione.
Luca riprese a parlare.
- Tu quanto tempo vivi a Napoli? -
- Da tre mesi, o poco più. E’ solo a causa del lavoro…-
- E cosa fai? -
- Il controllore di volo. Sto facendo un corso presso l’aeroporto di Capodichino… -
- Capito. Quando ti sei sentito l’ultima volta con tuo fratello? -
- Mercoledì scorso. Mi aveva raccontato del fatto che un ispettore di polizia gli avesse fatto delle domande a scuola su alcune ragazze. Ma non mi sembrava preoccupato. Anzi, mi aveva raccontato del fatto che la squadra di ginnastica della scuola stava facendo un buon lavoro, e che era sicuro che avrebbero vinto il campionato regionale -
Luca si fermò a pensare. La maggior parte delle ragazze che avevano sporto denuncia erano proprio nella squadra di ginnastica della scuola.
- Te lo chiedo a bruciapelo… credi sia possibile che tuo fratello abbia commesso questi crimini? -
- Assolutamente no! – disse categorico Lorenzo. L’espressione del suo viso si cristallizzò, quasi a rafforzare ulteriormente quel no già sottolineato con forza – E’ semplicemente impossibile che sia successo. Ci deve essere un grosso malinteso dietro …-
- Eppure ci sono le denunce di 8 ragazze, molto circostanziate. -
- Luca. Hai conosciuto mio fratello. Ricordi come trattava le ragazze? -
Luca si fece pensieroso. Una delle caratteristiche che ricordava meglio della sua amicizia con Fabrizio era proprio quell’aspetto, la mancanza di esponenti del gentil sesso tra le frequentazioni che entrambi avevano. Per lui, al tempo ancora confuso sul suo orientamento sessuale, era rassicurante il poter passare del tempo in compagnia di un uomo senza che si dovesse parlare necessariamente di figa o altro. Col tempo, imparò a conoscere la misoginia dell’amico, sempre sottile, mai maligna né scontata. Semplicemente ignorava il sesso femminile, pur rientrando a tutti gli effetti nella categoria del “maschio” eterosessuale per tutta una serie di altri motivi che andavano dalla passione per lo sport, ed il calcio in particolare (era un interista sfegatato), a quella per i motori e le macchine e così via. In questo orizzonte mancavano le donne, e Luca dovette sforzarsi per ricordarsi un momento in cui avesse visto l’amico assieme ad una ragazza. Ma questo pensiero, in realtà, non lo tranquillizzava. Il fatto di avere una relazione complessa con il sesso femminile sembrava più essere un indizio di colpevolezza piuttosto che una prova della sua innocenza.
Visto il silenzio dell’avvocato, Lorenzo riprese a parlare.
- Lui non ha mai considerato molto l’universo femminile. Anzi. Lo ha sempre disprezzato, e comunque evitato. E ricordo che fu parecchio risentito quando due anni fa gli affidarono la squadra femminile di ginnastica e atletica alla scuola… -
- In che senso risentito? -
- Bé, avrebbe voluto continuare ad allenare la squadra maschile di basket, purtroppo non c’erano mai stati i numeri per fare una squadra maschile di ginnastica. Ebbe una lunga discussione col direttore. Difatti so che fece anche domanda di trasferimento, ma sai queste cose vanno un po’ per le lunghe.. -
Il quadro pareva complicarsi. Gli indizi psicologici, il tentativo di suicidio, tutto sembrava andare nella direzione di una colpevolezza non più solo presunta. Luca deglutì amaro. Da dietro la porta a vetri vide il magistrato che lentamente si avvicinava alla porta. A voce un po’ più bassa, disse a Lorenzo.
- Fra poco arriverà il dottor Stefani. Eviterei, al momento, di parlare troppo della sua relazione negativa col mondo femminile. Ed eviterei anche, epr quanto ti è possibile, di parlare dello screzio col direttore della scuola…-
- Ma perché? – chiese Lorenzo. L’espressione di Luca fu sufficiente come risposta.
In quel momento entrò il dottro Stefani, accompagnato da un medico.
- Questo è il professor Guerci – disse il magistrato – ha da poco terminato l’intervento sul signor Marzi. -
Dopo aver scambiato i soliti convenevoli, il medico iniziò a parlare dell’intervento.
- Abbiamo deciso di effettuare un intervento di ricostruzione di un tendine – con un gesto indicò il suo polso, alzando il braccio, mostrando la posizione del tendine – in quanto danneggiato a seguito dei tagli praticati con una lama non particolarmente affilata. Il rischio è che potesse perdere la mobilità di una parte della mano, ed in particolare del pollice. L’intervento è andato bene, senza alcuna complicazione -
- E le ferite? – chiese Lorenzo
- Dunque, le ferite riportate non erano particolarmente profonde. Hanno sicuramente prodotto un certo dissanguamento, dovuto più alla fluidità del suo sangue che non alla profondità delle ferite stesse. Per questo motivo è svenuto e abbiamo dovuto provvedere ad alcune trasfusioni. -
- In che senso fluidità del sangue? – chiese ancora il fratello.
- Non sappiamo la causa ancora, banalmente potrebbe essere dell’aspirina assunta, o qualche altra causa. In sostanza, il sangue non ha coagulato come avrebbe dovuto. Niente di grave, intendiamoci. Ma in un individuo sano, i tagli poco profondi si sarebbero chiusi relativamente in fretta non permettendo una tale fuoriuscita di sangue. Abbiamo escluso le patologie più importanti. -
Lorenzo ricordò che in certi periodi dell’infanzia Fabrizio perdeva di frequente sangue dal naso. Il medico spiegò che era una cosa ereditaria, dovuta ad una fluidità del sangue notevole. Ma basto la cauterizzazione di alcuni capillari del naso per risolvere il problema.
Luca si inserì nel discorso:
- Che prognosi ha dato? -
- Non ho ancora sciolto la prognosi, e ne stavo giusto parlando col dottor Stefani. In questi casi, è prassi che ci sia un’indagine psichiatrica per comprendere se vi sia il rischio di ulteriori gesti di autolesionismo. Ho allertato i colleghi che visiteranno il paziente tra poco. Dopo il loro referto, potrò dare qualche indicazione. Comunque mi sento di dire che si può trattare di qualche giorno, una settimana forse -
- Quando posso vederlo? – chiese Lorenzo
- Terminata la visita psichiatrica, e sulla base delle prime indicazioni, comprenderemo come agire. Le chiedo un po’ di pazienza – riprese il medico.
- Certo capisco… – rispose Lorenzo
A questo punto si inserì il magistrato
- Comunque c’è un uomo di guardia all’ingresso della porta. A scanso di ogni evenienza, finché il signor Marzi sarà in questo reparto, sarà guardato a vista -
Lorenzo lanciò un’occhiataccia inequivocabile al procuratore, ma fu solo poco più di un istante. E probabilmente lui non se ne accorse, o quantomeno fece finta di niente.
- Intanto vi avviso che fuori dal reparto ci sono parecchi giornalisti. La notizia, come sapete, era già sulla stampa. Il tentato suicidio sicuramente alimenterà gli aspetti più scandalistici della vicenda. -
Luca annuì. Temeva questa svolta, e temeva che comunque la presenza della stampa sarebbe stata inevitabile. E andava gestita. Anche se, in cuor suo, odiava il sensazionalismo della maggior parte dei media italiani, che spesso non considerava neanche meritevoli dell’appellativo di giornalisti.
- Comunque, se può servire, l’ospedale ha diverse uscite – fece il medico – Da parte nostra abbiamo emesso un bollettino medico molto stringato, che semplicemente parla di prognosi riservata. Non ho accennato ai dettagli dell’intervento anche se, come immaginate, non potrà essere taciuto per sempre. -
- La ringrazio – fece Luca – ma credo che il problema non sia la notizia dell’intervento. -
- Bene se è tutto, direi di procedere – disse Stefani rivolgendosi a Lorenzo – se per lei va bene vorrei fare una chiacchierata. -
Il medico si congedò, salutando i presenti.
- Allo stato dell’arte non si tratta di un vero interrogatorio. Lei non è sospettato di niente. Ho bisogno di capire se possa fornirci degli elementi utili per l’indagine. -
Lorenzo annuì. Aveva le braccia distese verso il basso lungo i fianchi. Luca notò un gesto, un pugno che sis trinse, quasi in un gesto di rabbia o di stizza. Fu un secondo, e per un po’ cadde in secondo piano. Nel taschino, il cellulare prese a vibrare.
- Scusate, prendo questa telefonata – disse ai due ed uscì dal salottino, senza però perderli di vista con lo sguardo.
- Pronto? – fece
- Avvocato sono Laura. Ho appena sentito al telegiornale… -
Luca aggiornò l’assistente al volo su quanto accaduto quella mattina, poi prese ad ascoltare.
- Ora mi spiego tutte le chiamate dei giornalisti. Io ho detto di non sapere niente al momento… -
- Hai fatto bene. A proposito, dovresti chiamare Angelo Marietti… sai quel consulente d’immagine che ci ha aiutato con il caso Internazionale Industria? -
- Si ricordo … -
- Avremo bisogno di qualcuno che sia in grado di gestire la stampa. Spiegagli brevemente di cosa si tratta. Credo che la prospettiva di finire una sera da Vespa renderà appealing questo caso anche per lui… -
- D’accordo… Poi hanno chiamato ancora dalla banca…-
- Lasci stare, spieghi che per tutta la settimana non ci sono. Al massimo mi mandi un email di recap di tutte le chiamate questa sera. Se riesco provo io a richiamare qualcuno quando posso. -
- Ok… altra cosa si ricordi di domani -
- Domani? – Luca aggrottò la fronte, cercando di ricordarsi qualche impegno preso e del quale si sarebbe dovuto ricordare .
- Si. Lo ha segnato in agenda. E’ il suo anniversario con Giulio. -
Fu come una doccia gelata. Riteneva quella data talmente importante che se l’era completamente scordata. Ma adesso collegò questo fatto all’anticipato ritorno di Giulio dagli Stati Uniti.
- Grazie Laura. Sei sempre insostituibile. Come farei senza di te? -
- Bè di certo avresti già divorziato ! -
Luca notò piacevolmente quel passaggio al tu.
- Mi riesci a prenotare un tavolo per due per domani sera? -
- Bé veramente avrei già fatto. Al Blue Note. Per domani alle 21:00 che dice? -
- Ottimo, perfetto… -
- Però il regalo… deve pensarci lei! -
- Si certo, mi pare ovvio… almeno quello -
- Del resto, una persona che la sopporta così merita un bel premio! -
Luca fece finta di non cogliere la doppia allusione nella risposta dell’assistente. Si congedò salutandola, mentre iniziava a scavare nell’ombra remota della sua fantasia per cercare di pensare a qualcosa che avrebbe potuto regalare per quell’occasione… ma era complesso, sempre troppo complesso. Osservò dentro i due che parlavano. Sembrava una chiacchierata pacata, tra due conoscenti di lunga data. Lorenzo pareva essersi rilassato. Decise pertanto che poteva permettersi di rubare cinque minuti a quella situazione, e pensare davvero al regalo da fare.
Stava assieme a Giulio da 5 anni. Lo considerava un traguardo importante, anche perché per la prima volta raggiungeva una simile durata in termini di relazione. Si erano conosciuti nel modo più classico… Luca aveva comprato casa e stava cercando un architetto per i lavori di ristrutturazione. Si rivolse ad un noto studio che gli rifilò il nuovo arrivato, fresco fresco di stage. Luca rimase folgorato dalle intuizioni estetiche del ragazzo, ma soprattutto dal fatto che fu capace non solo di rispettare il budget, ma addirittura di risparmiare qualcosa. Il giorno che installavano le tende i due si scambiarono il primo bacio. Quando montarono i mobili assieme inaugurarono il letto. Oggi, a distanza di 5 anni, Luca si era forse finalmente accorto che quell’appartamento era stato fin da subito concepito per due persone. E andava bene così. Il loro era un rapporto particolare, basato su una profonda identità di vedute, un livello culturale elevato, una forte carica sensuale. Ma era anche costruito attorno ad un forte concetto di libertà. Giulio passava lunghi periodi negli Stati Uniti per un progetto di formazione che stava seguendo, e in quei momenti Luca spesso cercava la compagnia di qualche altro ragazzo, allo stesso modo con cui Giulio esplorava i club di New York in un tacito gioco delle parti che soddisfava entrambi. L’unico grande difetto della loro relazione riguardava i nomi. Luca non sopportava il nome Giulio, che trovava semplicemente orribile, forse anche perché legato ad un lontano parente che era il guastafeste di casa. Ma ancor di più gli rodeva il non trovare un termine per poter definire la sua relazione con Giulio. Partner gli sapeva troppo da studio legale, e sinceramente voleva evitare. Ragazzo sapeva troppo da adolescente brufoloso. Marito era assolutamente da evitare: una delle cose che non comprendeva di un certo movimento per i diritti gay era l’idea di estendere il matrimonio anche alle coppie omosessuali. Certo, era necessario trovare una modalità per equiparare e tutelare certi diritti, ma estendere una istituzione così corrotta e inutile gli pareva assurdo. Compagno gli faceva troppo Partito Comunista d’altri tempi. “Dolce Metà” faceva troppo denti cariati… insomma notava come anche la lingua italiana sembrasse frapporsi tra lui e il modo di definire quel pezzo della sua personale felicità.
Provò a concentrarsi un attimo sull’idea del regalo. Ma fu subito distolto da un movimento nella stanza. Il magistrato si era alzato, e stava uscendo dalla porta. Lorenzo, seduto su una delle sedie di plastica, si reggeva il capo chino.
- Che succede? – chiese al magistrato
- Succede che il signor Lorenzo Marzi ha qualcosa da raccontarci. E dovrò interrogarlo in ufficio domattina. -
- Ma a proposito di cosa scusi? -
- Ad esempio sul fatto che fosse a conoscenza degli atti del fratello, e che in qualche modo sia stato anche una parte attiva in tutta la vicenda. -
Luca rimase colpito più che dalla frase dall’espressione del magistrato.
***
(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009. Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2370)

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