18/11/2009


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Wu Ming: Altai

Scritto da Sergio in Recensioni.

Scheda:

E’ Wu Ming: Altaida qualche giorno in libreria il nuovo libro del collettivo Wu Ming. Altai si apre quindici anni dopo l’epilogo di Q, il romanzo di esordio del gruppo di scrittori, ci riporta a Venezia nel 1569:

“Non è un’alba stregata ma il cuore della Serenissima in fiamme”. Lo scenario che si presenta al protagonista è apocalittico: alcune famiglie abbandonano le case saltando dai balconi, due gondole volano nel cielo, persone in ginocchio in attesa del giudizio. Da qui prende il via la vicenda che vedrà l’agente della Repubblica veneta, principale attore della storia, muoversi verso Costantinopoli e approdare successivamente a Nicosia, Famagosta e Lepanto in attesa dello scontro finale.

I Wu Ming scrivono che quest’ultima fatica letteraria è stata impegnativa. Non volevano (e non potevano) scrivere un seguito di Q e quindi un Q2, perché non sarebbero mai riusciti a fingere di essere quelli di oltre dieci anni prima.

Altai è il romanzo a cui il collettivo lavora nel biennio 2008-2009. Si tratta di un ritorno al mondo di Q, ed è figlio di un’esigenza molto forte, di una spinta ineludibile. In questi anni ci siamo spinti molto oltre il nostro primo romanzo, e per fare il punto del percorso bisognava ritornare a quella mappa, a quel sistema di riferimento.
In senso lato Altai è un seguito, cioè viene dopo Q. Si svolge quindici anni più tardi, vediamo come sono proseguite le vite dei personaggi che nell’epilogo erano sul ciglio di un nuovo mondo, in attesa di essere ricevuti da Solimano il Magnifico. Non è un seguito lineare, però. Non è Q 2. I fili vengono prolungati ma anche deviati, seguendoli ci ritroviamo in un altro universo, c’è un’altra geografia, personaggi nuovi.
Speriamo che questo “spiazzamento” sorprenda in positivo chi ha amato il nostro primo libro.

Il nuovo romanzo riprende alcuni personaggi, ma è assolutamente innovativo e indipendente dall’opera di esordio del collettivo 8ch in realtà si è ampliato da quando scrisse Q).

Ed ecco la quarta di copertina:

Un travagliato viaggio verso oriente lo porta fino a Istanbul, dove incontrerà Giuseppe Nasi, alias Joào Miquez, nemico n.l di Venezia, potente giudeo che dal cuore dell’impero ottomano sfida e destabilizza l’Europa. Tra echi di rivolte, innovazioni tecnologiche, scontri di civiltà, l’intrigo si muove da Ragusa a Cipro, passando per Salonicco (la “Gerusalemme dei Balcani”, capitale del giudaismo sefardita) e altre “colonie di funghi velenosi”. La parola Thammül indicava la “convivenza” tra le religioni nell’Impero ottomano. Documenti segreti, battaglie, città assediate, biografie che si alimentano di leggenda. In una simile temperie ricompare, anziana ma indomita, una vecchia conoscenza. L’uomo non vede l’intero affresco, ma sa quello che deve fare.

Come d’abitudine, Wu Ming presenterà il libro in diverse città, partendo da Trieste il 14 novembre e continuando poi anche per buona metà del 2010.

Se siete impazienti un consiglio: ascoltate la lettura dei primi due capitoli di Altai dalla voce di Wu Ming 2. E’ inoltre possibile anche ascoltare l’intervista rilasciata ieri in radio.

Buona Lettura

Sergio

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8 Responses to “Wu Ming: Altai”

  1. Luca Says:

    Non si capisce bene se ti é piaciuto o meno, anche se penso che il vecchio Ismail – Ludovico – Gert – Tiziano “viaggiatore del mondo” debba colpire positivamente uno come te che si definisce Nomade.
    A me é piaciuto, ma in modo molto diverso da Q: un piacere meno “violento”. E’ un libro più maturo, cioé più triste, nei temi e anche un poco nello stile. Ismail ha smesso di sognare di poter cambiare il mondo e triste é un aggettivo che ha alcune cose in comune con maturo …
    Appartengo ad una generazione che ancora diceva “non fidarti di nessuno che abbia più di trent’anni”. Io adesso di anni ne ho cinquanta e se dico che lo stile é più “triste” non bisogna fidarsi: é solo meno impulsivo e più riflessivo come si addice a chi riesce ad invecchiare un poco meglio di me. Ciao,
    Luca

  2. Sergio Says:

    Ciao Luca. Bè il voto che gli ho dato (8) è segno che mi è piaciuto come libro. Devo dire che anche io lo ho trovato un pelo più triste (forse è proprio la parola giusta) rispetto a Q. Ma probabilmente non mi crederai visto che ho superato anche io (da poco ) i 30 anni ;-)
    S:

  3. Luca Says:

    Attenzione: il voto nemmeno mi ero accorto della sua esistenza (sono un distratto cronico).
    Come critica ai Wu Ming volevo solo aggiungere che i loro primi capitoli li trovo sempre un pò “faticosi” rispetto la facilità e scorrevolezza del seguito. Adoro gli inizi folgoranti (tipo “cent’anni di solitudine”) e di solito se non sono catturato dalle prime battute rischio di abbandonare. Ri-ciao
    Luca

  4. Sergio Says:

    del resto cosa ti puoi aspettare da un libro che ha richiesto anni di gestazione? Come minimo viene richiesto anche un po’ di impegno da parte del lettore, no? ;-)

  5. Susanna Says:

    Io lo ho trovato molto buono, più maturo rispetto a Q ma non meno efficace; il protagonista, l’ebreo cristianizzato e diventato spia Miguel crdoso è oltremodo interessante…

  6. Sergio Says:

    sono entrambi due bellissimi libri. Forse i nuovi contributi hanno arricchito l’esperienza di Q.

  7. matteo Says:

    Sinceramente l’inizio l’ho trovato folgorante, forse perche’ ho amato alla follia Q e ho ritrovato in altai lo stesso stile narrativo. E’ sicuramente piu’ triste di Q ma forse proprio per questo ancor piu’ bello. Che dire poi di quando il vecchio Gert rispunta fuori? E’ stato come ritrovare un vecchio compagno di sbronze e sogni.

  8. Sergio Says:

    Vero è sicuramente un gran bel romanzo!