Erano passati quasi dieci minuti, quando il telefono vibrò rumorosamente sul tavolo. Ogni tanto, mostrava i segni di una personalità scontrosa simile a quella del padrone, e decideva semplicemente di non emettere il driin driin della suoneria, preferendo la più discreta vibrazione. Peccato che ciò accadesse sempre quando si trovava su una superficie rigida e rumorosa, provocando spesso l’effetto quasi di un sommovimento tellurico. Gli occhi dei pochi clienti del bar si girarono per un attimo verso Diego, mentre prendeva l’apparecchio e lo avvicinava all’orecchio.
- Pronto? – fece
- Si salve. Pazzi qui al telefono. Credo di aver trovato l’informazione che le serviva.
- Ah, grazie mille dottore! – rispose
- Di niente. Dunque sua sorella è stata soccorsa da un’ambulanza della Croce Verde, è un’associazione, era in servizio in zona quella sera. Se vuole le lascio il numero di telefono del loro ufficio…-
- Molto gentile. – Diego rovistò nella borsa alla ricerca di un foglietto ed una penna. – Attenda che cerco dove scrivere -
- Si certo – fece il medico dall’altro lato della linea.
Diego scovò subito un quaderno, ma per la penna fu un pelo più complesso.
- Eccomi disse – mentre reggeva in mano un mozzicone di matita quasi fosse un piccolo trofeo.
Il medico dettò il numero di telefono, che Diego appuntò diligentemente sul quaderno. Poi si salutarono.
Il ragazzo aveva appena chiuso la conversazione, quando Jack gli riapparve davanti, lasciandosi cadere sulla sedia.
- Allora? trovato? – gli fece Jack
- Si… mi ha trovato il numero di telefono… -
- Perfetto allora. Hai già chiamato? -
- No no, ho messo giù col dottore in questo momento. stavo giusto per chiamare. -
Evitò di fare domande sulla conquista amorosa dell’amico. Tanto sapeva che era il tipo che non amava parlare molto dei suoi successi in campo sessuale. Compose il numero che il dottore gli aveva dato sul tastierino del telefono, premette il pulsante verde, poi si appoggiò il cellulare all’orecchio.
- Pronto Croce Verde Milano Sud – pronunciò una voce femminile, dal forte accento lombardo.
- Buongiorno. Avrei bisogno di parlare con Maicol se è possibile -
Diego azzardò direttamente di voler parlare col ragazzo, benché non fosse neanche sicuro del nome. Jack lo guardava interessato.
- Mi spiace, non è in sede al momento. -
- Sa mica quando lo posso trovare? -
- Aspetti che guardo il prospetto turni -
Si sentì poi un rumore di carte rimestate. Un suono metallico, come di qualcosa che cadeva. Un’imprecazione soffocata.
- Ah che stupida – fece la ragazza al telefono – Questa settimana non ha turni perché sta seguendo un corso presso la ASL -
- Ah… – fece deluso Diego – Senta, sarebbe una cosa piuttosto urgente. Non è che mi potrebbe dare un suo telefono? -
- Stella – fece la ragazza – non so in che guai si è cacciato stavolta Maicol, ma di certo non do il suo numero al primo che capita, e che neanche mi dice il nome… -
- Mi chiamo Diego… sono un suo amico -
- Si certo. Son tutti amici di Maicol. Senti, io il numero non te lo do. Però posso dirti che fino alle 16 e trenta è in ospedale per il corso. Se vuoi puoi provare a cercarlo la.
- Ottimo! Grazie tante! -
- Di niente. E mi raccomando… trattamelo bene! – fece la ragazza.
Diego non rispose. Chiuse la conversazione e si alzò dal tavolo, indirizzandosi verso Jack.
- Andiamo! -
- Dove? – rispose questi, benché non apparisse avere intenzione di alzarsi dalla sedia.
- In ospedale. Maicol sta facendo un corso là. -
- E non puoi andarci da solo? – chiese lui
- Si certo. E come faccio a riconoscerlo? Dai forza muoviti! -
Jack si alzò lentamente dalla sedia, quasi a far pesare quello sforzo cui era costretto dall’amico. Entrambi si diressero verso la cassa. Diego raccattò tutte le monete che aveva in giro per le tasche della giacca, e le depositò sul piattino davanti al cassiere, che lo guardò con una smorfia. Mancavano 15 centesimi, ma non protestò più di tanto. I due ragazzi uscirono dal bar e in maniera molto organizzata uno girò a sinistra, l’altro a destra. Fu Diego ad accorgersi della cosa.
- Dove vai? – chiese
- Ho la macchina da questa parte – fece il ragazzo.
Diego si era scordato che Jack, da quando aveva compiuto 18 anni, possedeva una splendida automobile. In realtà none ra splendida, era una semplice Smart di seconda o terza mano. Ma era splendida perché gli permetteva di girare in città sentendosi al sicuro. Dalla sera dell’incidente aveva abbandonato la sua moto. I due si buttarono in un vicolo. Camminarono in silenzio, finché non arrivarono al termine della stradina, quando questa si buttava su una strada più larga con un incrocio a t.
- Che tipo era questo Maicol? – chiese Diego.
- Ma… che vuoi che ti dica. All’inizio mi sembrava la solita marchetta vestita bene perché ha trovato i clienti giusti. Poi ho capito che in realtà era semplicemente un finocchio qualunque -
Per la morale di Giacomo, era assolutamente comprensibile che un ragazzo vendesse il suo corpo per tirare su un po’ di soldi, e magari, appunto, investirli in vestiti o aggeggi tecnologici o magari roba buona. Del resto un giorno aveva ammesso di aver fatto pure lui un pompino ad un tipo dietro pagamento. Se però il ragazzo faceva sesso con un uomo senza pagamento, rientrava inesorabilmente nel rango dei “finocchi”. Non vi era, in quella sua definizione, un giudizio discriminatorio. Era semplicemente un etichetta generalizzante, che per lui equivaleva a “medici”, “avvocati”, “barboni”, semplicemente per identificare una categoria di persone. Nel mondo di Giacomo ognuno era liberissimo di fare ciò che voleva. O, come diceva lui, ognuno è libero di farsi il cazzo di chi vuole.
Ritrovare l’auto non fu semplicissimo. Jack sembrava andare a colpo sicuro, ma poi quasi giunto all’obiettivo che si era prefissato, si era girato verso Diego sbattendosi una mano sulla fronte.
- Scusa sono un’idiota. Qui l’avevo parcheggiata ieri. Oggi l’ho messa verso il teatro. -
I due camminarono ancora, accelerando il passo. Erano quasi le quattro del resto. Trovarono l’auto, ma Diego emise una sonora bestemmia quando vi arrivarono. Una serie infinita di automobili era parcheggiata in doppia fila. Non sarebbe stato semplice trovare i proprietari.
- Non ti preoccupare. Sali su – gli disse però Jack.
Saliti in auto, la piccola vettura agilmente si arrampicò sul marciapiede, e da qui, con una manovra azzardata, ritornò in strada facendo anche a tempo a prendere il giallo del semaforo. Benché piccola, l’auto filava veloce per le strade milanesi. Jack conosceva molto bene le strade del centro, che preferiva ai grandi viali della circonvallazione. Nonostante fossero strette e spesso ingombre, le faceva a tutta velocità. Eppure a Diego non dava fastidio. Benché non fosse molto logico, l’idea di avere comunque quattro aperti di lamiera attorno gli pareva rendere quel piccolo bozzolo protettivo indistruttibile. Purtroppo però i semafori non era semplicemente scavalcabili. E neanche lo erano i tram, che spesso ingombravano le vie del centro con la loro marcia lenta e rumorosa. A un certo punto Giacomo si stufò dell’andatura, e svoltò a destra di colpo. Diego notò con la coda dell’occhio il cartello rosso e bianco del divieto di accesso. Ma era troppo tardi. Jack era lanciato in quel vicolo ormai a tutta velocità. Ne uscì appena in tempo, prima che una piccola Ape svoltasse nella stessa stradina in senso opposto.
Erano le 16 e 20 quando i due arrivarono in ospedale. Jack parcheggiò semplicemente sul marciapiede dall’altro alto della strada dell’ingresso principale. Poi i due corsero dentro l’atrio. Diego fu spaesato per un momento. La grande hall brulicava di persone. Pazienti, parenti, infermiere, medici, tecnici, un gran vociare continuo e flussi di persone che si intersecavano in tutte le direzioni. Ci mise un attimo per orientarsi, ed individuare il banco informazioni al centro della sala. Un’infermiera grassoccia sedeva dietro a un bancone troppo alto per lei. Un segno rosso sul labbro superiore indicava che probabilmente in pausa pranzo avesse deciso did ire addio ai baffi incipienti con una ceretta.
- Buongiorno – fece Diego. L’infermiera lo guardò con aria annoiata, ma non rispose. Pareva stesse selezionando il nastro giusto per le risposte che dava centinaia di volte al giorno. Così Diego continuò.
- Sa dirmi dove fanno il corso per i volontari di pronto soccorso? -
L’infermiera guardò il ragazzo con aria perplessa. Forse si era solo inceppato il meccanismo di risposta automatica, pensò Diego. CI fu poi un leggero movimento del braccio. L’infermiera alzò la penna che reggeva nella mano sinistra, alzò il braccio, e batté per tre volte sul vetro di fianco alla sua postazione. Solo in quel momento Diego notò il cartello. Corso Avanzato Volontari di Primo Soccorso – Sala Conferenze Piano Interrato.
Diego arrossì debolmente, notando poi che quel cartello era ripetuto alcune volte nella grande hall. Non salutò l’infermiera, e corse verso le scale, seguito a ruota da Jack. Sapeva dove era l’ingresso della sala conferenze perché cie ra apssato diverse volte, essendo attiguo al Pronto Soccorso vero e proprio. I due corsero a perdifiato per i lunghi corridoi inondati di luce al neon, le scale, stando attento a non urtare pazienti e lettighe che circolavano per tutto l’edificio. Giunsero alla fine alla sala conferenze. La porta era aperta. Dentro pareva che qualsiasi attività vi fosse stata, avesse raggiunto al sua fine già da un po’. Otto, forse dieci persone al massimo erano ancora dentro che confabulavano tra loro.
Diego si voltò verso Giacomo con sguardo implorante. Gli occhi di Jack si mossero veloci mentre esploravano la sala. Poi scosse la testa.
- Cazzo! – esclamò Diego.
Jack si avvicinò ad una delle ragazze più vicine, e chiese:
- Ciao scusa. Il corso è finito da molto? -
- Da dieci minuti, non di più – rispose la ragazza, senza distogliere lo sguardo dallo schermo del suo computer portatile.
- E sai dirmi se un ragazzo di nome Maicol era qui? -
- Maicol? – la ragazza parve passare in rassegna un database visivo, e fece una pausa – Ah si certo, quello della Croce Verde. Si era qui. Ha anche fatto una testimonianza. Credo sia andato via con gli altri. -
- Grazie – rispose il ragazzo.
Diego notò lo sguardo interessato della ragazza nei confronti di Jack. Così lo prese per il bavero della giacca e lo strattonò.
- Proviamo a vedere in giro. Magari lo troviamo – disse.
Jack annuì.
***
(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009. Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 1.713)

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