- Bonjour Clelia!- la voce di Annie era calda e dolce nel rispondere al telefono. Aveva riconosciuto il numero telefonico dell’amica, ed aveva risposto subito.
- Ciao Annie. Ho ricevuto la tua email… -
- si…-
Ci fu un attimo di silenzio imbarazzato. Nessuna delle due ragazze sapeva esattamente da dove prendere il discorso. Clelia sospirò, e riprese a parlare.
- Volevo ringraziarti del messaggio… e scusarmi per il mio comportamento… -
- Non ti devi scusare! -
- Si che devo, quando sei stata qua ti ho lasciato andare via da sola, non ti ho neanche accompagnato in stazione, dopo che mi aveva regalato una giornata così intensa -
- Sai che mi ha fatto piacere… -
- Si certo. E volevo che tu sapessi che ha fatto piacere anche a me! Tantissimo! – Clelia attese per un attimo una risposta, una parola da parte di Annie, che però non arrivò. Così riprese:
- Sai, ho pensato spesso in questi giorni al tuo viaggio di ritorno in treno, a come ti devi essere sentita… ho pensato alla tua solitudine ed alla rabbia che provavi -
- Ma io non provavo rabbia! – protestò Annie.
- Come fai a non provare rabbia? La provo io per il mio comportamento, i miei gesti, il modo con cui ti ho trattata per tutto il giorno. E’ stata una cosa inconcepibile, e se ci penso mi veien davvero da incazzarmi ancora di più! -
- Non devi. Io ho capito, che forse la mia sorpresa ti aveva preso di contropiede -
- Bè quello si sicuramente… -
- … e che forse eri un po’ impaurita. Per cui non mi è neanche passato per la testa di arrabbiarmi. Certo, ero un po’ triste per il fatto che la giornata non fosse andata come desideravo. Anche se in realtà, non avevo la più pallida idea di come sarebbe potuta andare. -
-Ma dai, avevi pianificato tutto nel più piccolo dettaglio! -
- Avevo pianificato solo le cose che volevo vedere, ma non le tue reazioni, non le mie reazioni, non quello che ci è successo soprattutto nel pomeriggio. Sentivo che man mano che arrivava la sera, tu stavi sempre peggio. -
- E’ vero purtroppo… -
- Ecco, ed ero dispiaciuta di questo. Non sapevo più come uscirne fuori, mi sono un po’ spaventata per gli effetti che avrebbe potuto avere la cosa -
- Si quello anche io. Sono stati giorni duri per me, senza sentirti, senza parlarti -
- Idem… -
- E tutto per una cazzo di paura che mi trascino dietro, e che non so da dove derivi! -
- Tutti abbiamo le nostre paure, i nostri limiti. E spesso sono legati a brutte esperienze che abbiamo fatto in passato -
- Si certo può essere. Ma io non ho fatto esperienze particolari nel passato. Sono semplicemente nata sotto una luna storta, come ha sempre detto mia madre…- La voce di Clelia si fece melanconica. Le era difficile aprire i suoi sentimenti e le sue emozioni. Far entrare un estraneo nel suo recinto privato, permettegli di accedere all’interno della sua corazza era qualcosa di assolutamente impensabile per lei. Fino a quel momento. Annie colse questo segnale, e rimase in silenzio, attendendo che l’amica continuasse a parlare. Cosa che Clelia fece, dopo aver emesso un sospiro.
- Vedi, ho sempre pensato che le mie relazioni negative coi maschi fossero dovute allo snobismo con cui mia mamma ha sempre trattato papà. Lei figlia di una famiglia nobile, lui imprenditore ma nato povero, con un livello culturale molto basso. Per anni ho assistito inerme al vilipendio della musica, dell’arte, della letteratura che faceva mio padre, trattando tutto con superficialità. Del resto lui era diventato ricco senza neanche aver dovuto sapere quelle cose. La mamma reagiva cercando di farlo passare per un villano in ogni momento, mostrando la sua ignoranza ad ogni piè sospinto. Ed è così che le loro vite si son fatte sempre più distanti, sempre più irriconciliabili. Ed io fui costretta a fare una scelta, difficile. Ricordo che ero a scuole, avrò avuto 11 o 12 anni, quando a scuola organizzarono una piccola pièce teatrale. Era una semplice rielaborazione di Romeo e Giulietta, tagliato per un pubblico ed un cast bambino. Ci furono le prove, le selezioni, e la coda delle bambine a fare il ruolo di Giulietta, e dei bambini a fare quello di Romeo. Alla fine, scelsero me. Ero al settimo cielo anche perché come Romeo avevano scelto Alvise, un ragazzo figlio di un’amica della mamma che, al di là del nome, adoravo. Era carino, saccente come me. Lo adoravo. Quando arrivai a casa quel giorno, e diedi la lieta notizia, la mamma strillò con me dalla gioia. Mio padre invece sentenziò “io non ho mai avuto bisogno di ste robe. A lavorare andavo! Altro che a perdere tempo a fare il ruolo della puttana assieme ad un ragazzino lentigginoso ed effeminato”.
- Davvero ha detto così? – chiese Annie
- Si, erano le sue parole. E le aveva dette con una espressione feroce sul volto. In quel momento, da quel giorno credo di aver iniziato a covare un rancore fortissimo nei confronti di mio padre, che di lì a poco si sarebbe solo acuito.
- Cioè? ti ha detto delle altre cose? -
- No lui no. Anzi, non ho ricordo di averlo più ascoltato da quel giorno. E’ stato Alvise a tradirmi! -
- Tradirti? E come? -
- Adesso non ridere, ma nel mio cuori di dodicenne fu il giorno più brutto della mia vita. Era il giorno della recita finale, avevamo appena finito, si era appena abbassato il sipario, ed io ero al settimo cielo. Ero morta assieme alla persona che stimavo di più in quel momento. Mi avvicinai ad Alvise, volevo dargli un bacio sulla guancia. Ma lui mi respinse, dicendo “meno male che nella vita reale potrò amare una ragazza vera”.
- Cazzo! E aveva dodici anni? -
- No, lui ne aveva dieci. Era più piccolo di me. Ma a quell’età un ragazzino può ferirti in una maniera che manco ti immagini. A casa ho ancora la foto fatta quando si era rialzato il sipario e stavano salutando il pubblico. Il mio viso era cadaverico, e ho una espressione feroce. Ecco, quel giorno in me è morto qualcosa. -
- In che senso è morto? -
- Bè, in due giorni avevo perso le due persone che volevo amare di più. Per tanto, tantissimo perso ho pensato che in quel giorno fosse morta la mia capacità di amare. Ed in compenso ho sviluppato questa enorme capacità di provare fastidio per tutto, son diventata acida, caustica spesso -
- Posso capire il perché. Ma hai anche dei lati dolcissimi -
- Si certo. Nella tua immaginazione! – e rise per un attimo. Questa confessione la faceva sentire più leggera, era come se un peso sull stomaco stesse lentamente sgretolandosi. E continuò.
- Non credo di essere mai stata dolce. E credo che la dimostrazione sia nel fatto che non ho amici veri. Sono sempre all’erta a fare in modo di essere un gradino sopra gli altri, voglio sempre dimostrare di essere più brava, più istruita. E ogni volta che una persona inizia a diventare troppo “attaccata”, il mio cervello inizia ad elaborare un piano per distruggerla. Del resto, è quello che è successo con mia madre. Sono riuscita a farmi anche cacciare di casa. E tutt’oggi sono stata talmente abile in questo, che mia madre non sospetta minimamente di essere stata manipolata in un modo così bieco e premeditato. -
- In che senso? -
- Bé… credo di averti già raccontato che mi ha praticamente messo fuori casa dandomi una paghetta misera, no? Bé, questa sua decisione, ovviamente assolutamente sua, viene dopo anni di provocazioni da parte mia in cui la ho stuzzicata, spesso ferita, sono stata cattiva, facendo leva sempre sulla superficialità della sua vita basata sui soldi e la ricchezza. E così lei ha elaborato il suo modo di vendicarsi, costringendomi ad apprezzare il valore dei soldi. Cosa che oggi faccio, e anche bene, grazie ai miei piccoli lavoretti -
- Ma non puoi dire che sia colpa tua! -
- Si certo. E coi ragazzi? Solo oggi le uniche due persone che mi hanno rivolto la parola, si son prese due legnate tra i denti spaventose. La loro unica colpa è stata quella di avermi rivolto la parola. -
- Forse perché parti prevenuta rispetto al genere maschile… – azzardò Annie.
- Prevenuta? In realtà non credo che esita un termine corretto che identifica cosa io provi per il cosiddetto sesso forte. Hai presente il detto Amami, odiamo, ma non essermi indifferente? Ecco. Per me il mondo maschile è indifferente. Ecco ciò che provo, indifferenza. Ed appena qualcuno cerca di turbare questa indifferenza io lo rimetto a posto, lo castro verbalmente perché divenga indifferente anche lui! -
- Se lo castri diventa davvero indifferente! -
Le due risero un po’. Clelia si era distesa sul letto. Anche il fisico, la sua postura, sembrava, coi suoi movimenti, descrivere quegli sprazzi di ritrovata leggerezza e serenità. Fu Annie a riprendere la parola.
- Comunque, non ti dico certo che non hai ragione. Spesso i ragazzi si meritano buona parte della nostra disaffezione! -
- Si certo, hai assolutamente ragione. Del resto poi nel tempo mi sono organizzata, e come ogni buona persona che ha uno sprazzo di follia in testa, ne ho fatto un’ideologia. Che ha tra le sue ispiratrici le amazzoni dell’antichità, tra le sue profetesse le femministe incazzose degli anni sessanta e settanta. E vede negli uomini le vittime sacrificali della loro stessa stupidità. Anche qui, sono stata una grande attrice di me stessa…
- Grande sicuramente -
- si si assolutamente grande. Ho letto praticamente qualsiasi libro scritto sul femminismo. Ho scritto articoli e post sulla donna e sul suo ruolo nella società. Durante la scuola superiore avevo anche creato la mia loggia massonica segreta contro la commercializzazione dell’immagine della donna.
- Brava hai fatto bene! -
- Bé insomma… alla fine sembravamo quattro streghe pronte a fare la sabba. Il punto Annie è che l’idea stessa del femminismo in realtà è per me rivoltante, stupida. Non mi sento di avere niente a che spartire con le quattro zotiche ignoranti che appaiono ancora oggi in televisione senza trucco e col calzetto antistupro! -
- Ma neanche tu metti il trucco! -
- Che c’entra. Io lo faccio per superiorità! -
- Modesta… -
- Ok, si d’accordo, lo faccio per semplice pigrizia! -
- Ecco meglio. Ma sei bella anche così -
Qui le cose si incrinarono per un attimo. Un riferimento come questo, era per Clelia come un’immensa colata di cemento a presa rapida sul suo stomaco. Quel peso in via di disfacimento riprese a consolidarsi, e il nodo in gola riprese a stringersi. Tacque per un po’, un silenzio lungo, importante, che l’amica colse subito.
- Il fatto che io ti dica che sei bella non ti deve spaventare -
Dopo qualche minuto di silenzio, Clelia decise che doveva affrontare in tutto il suo daimon e sconfiggerlo in quella situazione. Sentiva che solo questa poteva essere l’occasione per sbarazzarsi per una volta per tutte di quel mostro che le attanagliava l’animo.
- Hai ragione. E invece mi spaventa…. Ho passato più di 12 anni della mia vita a crearmi un alibi per la mia mancanza di relazioni sociali, per la mia incapacità di amare, che oramai ci credo anche io a questa storia che mi son raccontata così tante volte. Fa pate dell’io che proietto da sempre verso l’esterno, e che vivo e rivivo ogni giorno. E’ la corazza che mi sostiene e mi fa sopravvivere! -
- Ma le corazze possono rompersi comunque! – obbiettò Annie.
- Infatti. Tu la hai già incrinata pericolosamente. In maniera subdola prima, con le tue telefonate, i tuoi sms mattutini, gli scambi di commenti e complimenti sui post. Sei stata come una goccia sulla pietra, lenta e inesorabile… -
- Se mi dipingi così mi spavento di me stessa! -
- E poi hai deciso di darmi il colpo di grazia. Così sei venuta a Milano di soppiatto, e col tuo sguardo magnetico hai inciso profondamente nella mia armatura, le tue leziose citazioni l’hanno attaccata in profondità, i tuoi sospiri ne hanno divelto le articolazioni, il tuo modo di camminare ne ha alterato la composizione, rendendola fragile…-
- Wonder Woman!!! – esclamò Annie divertita, – ho davvero fatto tutto questo? -
- So, ed hai reso la mia vita successiva un inferno. Perché per la prima volta in 12 anni mi son sentita fragile, usata, ho messo in dubbio le mia capacità reattive. E ho preso a scaricarmi sulle persone sbagliate. Prima almeno, la mia acidità era un puntatore al laser di precisione! Potevo essere una vipera, ma non mordevo nel mucchio. Ora invece se qualcuno mi tocca, c’è il rischio di un ecatombe ecologica, con liquami radioattivi che partono in ogni direzione e distruggono ogni cosa che mi circonda! -
- Però… una descrizione mefistotelica! -
- Si si, da diavola che non ha proprio pensato a costruirsi un coperchio. O meglio che se lo è fatto soffiare dalla prima francesina che passava di là -
Ancora risate sommesse.
- Insomma Annie, non so cos’hai fatto, non so se ti sei portata dietro una qualche porzione segreta o non so, ma mi hai stregata, e questa cosa mi ha davvero rivoltato come un vecchio maglione al suo ultimo giorno di vita! -
- Certo che le tue metafore son strane cara Clelia -
- Lascia stare le mie metafore, credo tu le capisca -
- Si certo. Sono solo… belle! -
- Ecco. Piantala di adularmi! -
- Ma non ti sto adulando… -
- Speravo mi dicessi che era mera adulazione! -
- Scema! -
- Annie in definitiva credo che poi tu avessi anche ragione quando dicevi che i miei problemi di stomaco non erano… problemi di stomaco…-
- Ah no? -
- No, oramai ne ho la certezza quasi scientifica. Si è trattato di un rarissimo caso, quasi unico direi, di riproduzione incontrollata di farfalle in ambiente acido -
- Ah ecco… però hai trovato una spiegazione scientifica allora? -
- Si certo. Ovvio. Io trovo una spiegazione quasi a tutto. E quello a cui non trovo una spiegazione, semplicemente cessa di esistere… -
- Ok. Cercherò di farti domande solo facili facili allora -
- Uff… non capisci quello che volevo dire. Anzi…- Clelia perse un attimo il filo del discorso – aspetta cosa stavo dicendo? -
- Stavi per dirmi che ti sei innamorata di me -
Annie pronunciò quelle parole con una leggerezza inaspettata, piazzandole così, in mezzo al discorso. Ebbero l’effetto dirompente di una piccola carica esplosiva sul pilastro portante di un palazzo. In Clelia scatenarono un turbinio di emozioni inusitato, e che la colse impreparata. Per un attimo sembrò che anche la testa le girasse. Poggiò la testa al cuscino, ed osservò il soffitto. Per la prima volta nella vita si trovava in una situazione in cui era senza alibi, senza una risposta pronta che non fosse legata a quello che stava davvero provando in quel momento. Pensò di non essere pronta ancora, sentì le sue ultime energie residue opporsi da dentro, ma poi la voce, quasi indipendente dal suo corpo, pronunciò queste parole:
- Si Annie, hai ragione… credo di essermi innamorata di te. -
***
(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009. Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2.508)

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