22/11/2009


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“Se” – Capitolo 19

Scritto da Sergio in Se.

Clelia chiuse quella conversazione telefonica sentendosi cambiata, rivoltata come un vecchio calzino, modificata in profondità, fino al midollo. Era una sensazione strana, nuova, di leggerezza quella che stava sperimentando forse per la prima volta. Non sapeva come affrontare gli impegni di questa nuova vita, in cui per la prima volta sentiva di provare qualcosa d simile a ciò che aveva sempre letto essere la felicità. Un asensazione strana, che prende al basso ventre, che ti fa sentire leggera, che ti ricarica. Si alzò dal letto e si guardò nello specchio. La vecchia Clelia, con il suo maglione informe e troppo grande, era ancora la. Ma quello che sentiva dentro ora non era più coerente col suo modo di mostrarsi fuori. Era come se si sentisse improvvisamente imprigionata in quel ruolo di bruttina un po’ stagionata che si era imposto lei stessa praticamente da sempre. Il suo guardaroba del resto, era figlio di visite ai negozi di seconda mano, alle bancarelle del mercato, o alle svendite dei grandi magazzini. Non le piacevano i colori, adorava invece mimetizzarsi con la città utilizzando tutte le tonalità del grigio e del beige. Non le piaceva, in realtà, neanche il nero, per cui davvero il suo armadio sembrava uscito dal ripostiglio di una delle signorine buonasera degli anni in cui la TV era in bianco e nero.
Improvvisamente decise che aveva voglia di estendere questo suo stato nuovo col mondo che la circondava. Le sarebbe piaciuto parlare con le sue coinquiline, ma non erano in casa. Decise quindi di farsi una doccia, si lavò i capelli con cura, e dopo la doccia li asciugò con calma ed attenzione sotto il phon, mentre con una spazzola cercava di dare un senso a quella massa aggrovigliata. Specchiandosi sopra il lavandino, decise che la sua pelle aveva un tono troppo spento. Rovisò nell’armadio del bagno, ma non trovò niente. Allora, entrò furtivamente nel bagno di una delle coinquiline. Qui, l’armadietto del make-up sembrava uscire direttamente da una delle costose profumerie del centro. Tanti i colori, tanti gli attrezzi di cui Clelia spesso conosceva solo l’utilizzo teorico, avendo poco praticato l’arte antica del farsi bella. Decise semplicemente di ravvivare il colorito con un semplice fondotinta. Aveva paura di esagerare. Dal guardaroba selezionò un paio di jeans, una camicia ed un maglioncino, ovviamente grigio. Ma almeno era attillato. Coi capelli raccolti dietro la nuca, quel nuovo modo di vestire, il viso rilucente… anche lei per un attimo non si riconobbe nella persona che stava davanti allo specchio.

Aveva voglia di condividere con qualcuno quella sua felicità, ma per una persona che aveva fatto in  modo di non avere praticamente amici, era complesso gestire questa novità. Escluse subito l’idea di parlare con la madre, del resto ormai i rapporti erano talmente tesi che sarebbe stato comunque inutile.Decise di uscire di casa, e di andare a bere un caffè. Ma proprio mentre stava per uscire sul pianerottolo di casa, cambiò idea. Tornò nella sua stanza, e si avvicinò al computer. Aprì il browser, ed entrò nel sistema di amministrazione del suo blog. Attese per qualche minuto che la sua ispirazione si facesse viva, voleva riuscire a scrivere qualcosa di ciò che stava provando in quel momento, ma si accorse ben presto che la sua fantasia era sterile da quel punto di vista. Aveva coltivato per anni la critica anche feroce contro tutto e tutti, deriso i sentimenti positivi, al massimo le piacevano alcune selezionate canzoni d’amore, qualche poesia, qualche racconto. Ma i suoi erano sempre stati apprezzamenti artistici, formali, musicali. Il suo muscolo sentimentale era atrofizzato, sotto quella coltre di narcisismo e di negatività che lei aveva nutrito per così tanto tempo. Quasi un senso di disperazione si fece strada nella sua mente, mentre lottava per tirare fuori un paio di parole che potessero esprimere ciò che sentiva. Tutto ciò che le veniva in mente erano citazioni di grandi scrittori, aforismi del passato, ma niente, nulla in termini di sue parole. Mentre osservava il cursore che lampeggiava sulla pagina bianca, sentì l’inadeguatezza di se stessa in quella situazione. Per la prima volta nella sua vita, aveva perso le parole.
Fu il telefono a distoglierla da quei pensieri. Per un attimo ebbe il timore fosse nuovamente Annie, aveva paura di quel momento di debolezza. Era un numero che non riconobbe subito.
- Pronto? – fece, sperando non si trattasse della solita vendita diretta di servizi telefonici.
- Ciao Clelia! Sono Maicol. Come stai? -
- Oh Ciao Maicol… abbastanza bene grazie -
Non si aspettava quella chiamata. Maicol era un ragazzo che lavorava come volontario del pronto soccorso nella stessa associazione dove lei aveva provato a rendersi utile qualche mese prima. Con scarso successo, visto che non era esattamente il tipo di persona pronta adaiutare il prossimo.
- Scusa questa chiamata. Ti disturbo? -
- No no, nessun disturbo. Dimmi pure. -
- Ho bisogno di un consiglio. So che tu sei una maga di internet… -
- Hehe grazie… dimmi tutto – fece lei con una punta di falsa modestia
- Sai mica se è possibile rintracciare il blog di una persona? -
- Un Blog? bè dipende… se la persona lo usa col suo nome e cognome è piuttosto facile. Altrimenti potrebbe essere quasi impossibile. -
- In realtà non so neanche se si tratta di un blog. Ma forse mi sono spiegato male. Ho il nomignolo di una persona… -
- Nomgnolo? intendi dire nickname? -
- Si si esatto… credo almeno che sia questo. Vampyrya92, scritto con le ypsilon -
- Aspetta un attimo -
Clelia prese l’auricolare e lo collegò al cellulare di modo da avere le mani libere. Aprì una pagina di google ed iniziò a digitare.
- Vampyrya hai detto? con le Ypsilon? -
- Si esatto. E 92 alla fine. Almeno credo. -
- Sai dirmi cosa cerchi di preciso -
- Non lo so sinceramente… ho solo questo nome come indizio… -
Clelia non si preoccupò della stranezza della richiesta. Il fatto di avere un blog l’aveva resa automaticamente un “genio di internet” davanti alla maggior parte delle persone che lei incontrava. Il che non corrispondeva alla realtà, nel senso che lei era si un’utilizzatrice assidua del web, ma niente più. Comunque già da tempo aveva dovuto gestire decine di richiesto, spesso anche strampalate, di chi invece aveva un cattivo rapporto con la tecnologia.
La pagina di ricerca mostrava qualche centinaio di risultati. Non tantissimi, ma neanche pochi senza un briciolo di indicazione in più.
- Senti, non c’è un blog specifico con questo nome. Ma ci sono tanti risultati. Se non mi dai qualche indizio in più non so come aiutarti! -
- La ragazza in questione dovrebbe chiamarsi Elena -
- Ok… ed è italiana? -
- Si -
Clelia lanciò nuovamente la ricerca filtrandola per la lingua italiana. Stavolta, al primo posto dei risultati, apparve un blog che si intitolava “GothikCity”. Provò a cliccarvi, ma la pagina sul server mostrò un segnale di errore, segno che il blog era stato rimosso.
- Ho trovato un blog, ma è stato cancellato, anche da poco visto che è ancora tra i risultati -
- Ah peccato, quindi non si può trovarci niente? -
- Non è detto. Esistono degli archivi di internet. Se siamo fortunati, potresti trovarne anche una copia abbastanza aggiornata -
- Senti, ma ti sto disturbando? -
- No tranquillo -
- Ti scoccerebbe se proviamo a cercare assieme? -
Clelia rifletté un attimo. Benché quel ragazzo gli fosse stato mediamente simpatico, fatto probabilmente legato alla sua omosessualità che faceva emergere comunque un lato femminile importante, era normalmente escluso che lei facesse entrare un uomo in casa. Ma del restop stava giusto cercando una persona con la quale scambiare due chiacchiere.
- No nessun problema. Fra quanto puoi essere qua? -
- Sono in macchina, penso di essere lì in circa un quarto d’ora,s e son fortunato col parcheggio -
- Lo sarai sicuramente! -
Clelia rammentò il fatto che Maicol aveva una fortuna sfacciata ne trovare un posto auto anche nelle situazioni più complesse. Generalmente lui arrivava nel momento in cui qualcuno gli lasciava il posto. O almeno così raccontavano i colleghi dell’associazione. Aveva avuto esperienza diretta solo una volta di quello, quando una sera decisero di andare al cinema e Maicol propose di accompagnarla. Trovarono posto direttamente davanti all’ingresso, in una posizione formidabile. Poi dopo il film la riaccompagnò a casa. Fu una serata interessante, cosa che accadeva di rado. Passarono gli ultimi dieci minuti d’auto a parlar male degli uomini, tema sul quale entrambi avevano molti argomenti.
- Ottimo a fra poco -
- Ciao -

Clelia fu soddisfatta della sua decisione di far venire in casa Maicol. Del resto si trattava di una persona che rispettava, e sulla quale non aveva avuto modo di infierire, per cui non aveva sviluppato alcun tipo di remora ad incontrarla. E sapeva già che era un buon parlatore, magari sarebbe stato anche un buona ascoltatore? Guardandosi per un attimo in giro per la stanza, notò però il disordine che regnava sovrano. Per un attimo esplorà l’idea di mettere in ordine, ma decise che sarebbe stato comunque troppo faticoso. Era molto più semplice trasferire il computer portatile sul tavolo in cucina. E così fece.

Passarono pochi minuti, forse neanche 10, che suonò il citofono.
- Chi è – fece Clelia
- Maicol – rispose quasi urlando il ragazzo.
- Wow, fatto prestissimo! 4° piano! -
Poi il classico ronzio dell’apertura automatica coprì ogni altro rumore.

Clelia aprì la porta, e si sporse sul pianerottolo. Sentì i passi veloci sulle scale, ed il fiato che lentamente diventava pesante. Effetto che faceva a molti quella infinita rampa di scale, e che aveva fatto in modo di creare una sorta di confine fisico tra quella casa e il resto del mondo.
- Ciao – esclamò lei quando la sua testa spuntò dall’ultima rampa.
- Ciao – rispose lui affannato.
Si accomodarono in cucina, dopo che Clelia aveva fatto strada.
- Posso offrirti qualcosa? un te magari? -
- No grazie, non voglio disturbarti oltre -
- Tranquillo. Nessun disturbo. -
- Allora si grazie, un te va benissimo -
Clelia riempì il bollitore elettrico e poi lo collegò lla presa della corrente. Poi si sedette davanti al pc e chiese.
- Allora, da dove cominciamo? -
- Bè, si riesce a ritrovare questo blog cancellato? -
- Uhmm. si forse si qualcosa si trova -
In realtà Clelia aveva già cercato, durante l’attesa. La cache del motore di ricerca conteneva una copia delle pagine principali fino a qualche giorno prima. Certo, mancavano le immagini, ma i contenuti erano leggibili. Inoltre, sull’archivio storico del web c’era una pagina archiviata non molto tempo prima. Solo che era curiosa di capire meglio la necessità del ragazzo. Quindi proseguì
- Perché non mi spieghi meglio quello che cerchi? -
Maicol capì che era meglio fornirle qualche informazione.
- Dunque, alcune settimane fa una notte in cui ero in servizio, abbiamo soccorso una ragazza. Era in fin di vita, ed è morta quando siamo arrivati in ospedale. Nel tragitto a farfugliato alcune parole. Una delle poche che ho capito era “blog”, poi qualcosa che aveva a che fare coi “vampiri”. Quando sono tornato in centrale, rimettendo a posto il mezzo, ho trovato un foglietto di carta stampato, che penso possa esserle caduto da una tasca. C’era scritto “Vampyrya92″. Ecco ero curioso di saperne di più… -
Clelia lo guardò con aria incuriosita. Strano che questa curiosità emergesse dopo alcune settimane. Ma forse poteva essere successo qualcosa che aveva risvegliato una curiosità sopita. Ma non insistette.
- Ok capito. Dunque ecco quello che ho trovato. La pagina archiviata sul motore di ricerca. -
La pagina si aprì sotto i loro occhi. Mancavano alcuni elementi grafici, la composizione stessa della pagina era strana. Ma il contenuto era leggibile. presero a scorrere la pagina in verticale per avere un attimo di visibilità generale. Poi Clelia lasciò il computer a Maicol perché potesse leggere con maggiore comodità, si alzò e iniziò a preparare le tazze per il te.
- Con limone o latte? – chiese
- Limone sarebbe perfetto – rispose lui mentre iniziava a leggere.
Clelia armeggiò un po’ con le tazze, i cucchiaini. Trovò due bustine di te e ne inserì una in ogni tazza. Poi vi versò l’acqua calda.

Maicol nel mentre iniziò a leggere. Si fermò poco dopo, impietrito.
- Quanto zucchero? – chiese Clelia portando le tazze verso il tavolo, prima di accorgersi del viso stranito del ragazzo.
- Che c’è – chiese.
- Guarda qui – rispose lui.
Lei si avvicinò e lesse. Era l’ultimo post di quel blog. Il titolo era “Sono Morta” e il breve testo recitava così: “Di questa dannata esistenza non sapevo che farmene. Sono morta pertanto sul nero asfalto di una strada di città, lanciata da una moto in corsa. Non è stato molto elegante, coi grumi di sangue sulla strada che qualche cane si sarà fermato ad annusare. Non ho mai voluto bene alla vita, ed ora so che non voglio bene neanche alla morte. Se vi chiedete come faccio a scrivere questo messaggio da morta, bè… semplicemente ho chiesto a mio fratello di farlo. E’ stato lui ad aiutarmi”. Rimase perplessa. E guardò Maicol nel tentativo di capire meglio la situazione. Fu lui a parlare
- Vedi pare che la ragazza in realtà abbia tentato di suicidarsi. Ed ora, leggendo questo messaggio, mi sembra di capire che il fratello sapesse, e che la ha aiutata! -

Nella testa di Maicol era apparsa ora una spiegazione lampante del perché quel ragazzo, il fratello, fosse così ansioso di capire se la ragazza avesse detto qualcosa. Aveva paura che avesse confessato qualcosa di compromettente. Ed ora era tutto chiaro.
- Credi che io debba informare la polizia di questa faccenda? -
- Sinceramente non so – a Clelia la polizia non aveva mai ispirato grande fiducia, e la situazione gli sembrava quantomeno dubbia. Un solo messaggio su un blog, per giunta così breve e ambiguo. – Non credo di essere la persona più titolata a darti un consiglio. -
- Ok… grazie… – fece Maicol, che con la mente già vagava all’idea di chiedere a Luca un consiglio sulla questione. – Grazie ancora per l’aiuto -
- Figurati – disse lei.
I due iniziarono a sorseggiare il te.
- Sai che sembri cambiata? – le disse il ragazzo – Ti vedo parecchio in forma! -
- Grazie – rispose Clelia, sorridendo, lieta che questo cambiamento si notasse.
- C’è qualche novità nella tua vita? -
Clelia pronunciò una frase che le suonò ridicola nel momento stesso che lasciava la sua gola.
- Si mi sto innamorando. -
- Wow! Felicitazioni! -

Clelia raccontò all’amico appena conquistato un sunto degli sviluppi più recenti. Lui sorrise, ascoltò quasi tifando per le sorti della ragazza e per questo amore nato in mod talmente romantico da apparire quasi sdolcinato  (ma questa era un’interpretazione di Clelia). Entrambi parlottarono ancora un po’, poi Maicol si accorse che erano già passate le sei, e si congedò. Clelia chiuse la porta sentendo ulteriormente quel senso di leggerezza che le aveva cambiato la giornata. Non solo era riuscita ad esprimere i suoi sentimenti con Annie, ma era riuscita a farlo anche con un estraneo, un uomo per giunta, la prima persona che da quel momento avrebbe chiamato amico.

Tornò in cucina a prendere il computer. Incuriosita dal contenuto di quel blog, iniziò a leggerne qualche post. La sub-cultura gotica l’aveva sempre affascinata e terrorizzata al tempo stesso. Capiva poco di quei riferimenti musicali spesso citati nei post, ma prese a scorrerli in velocità. Essendo una pagina archiviata, non poteva leggere gli articoli nella loro interezza accendendo alle singole pagine. L’ultimo post però la colpì come un pugno in mezzo allo stomaco. Non tanto il titolo, “La danza della morte”, ma quanto il contenuto. “Questo post nasce da una risposta ad un commento di una carissima amica francese che ho imparato ad amare nel tempo.” l’articolo si dipanava poi in una sorta di apologetica della morte per amore, del suicidio come estrema manifestazione dell’amore verso un’altra persona. E si concludeva così “per cui si cara Maxime, io per te potrei morire”.  In un sol giorno Clelia riuscì a risvegliare non solo la capacità di amare una persona, ma anche quella di provare gelosia. E un nuovo nodo le si formò in gola.

***

(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2.664)

Sergio

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