Angelo arrivò nel bar perfettamente in orario, come del resto era sua abitudine fare. La sua era una figura longilinea, alta, sembrava una corda di violino tesa. Il volto rivelava però dei lineamenti dolci, anche se l’età iniziava a lasciare qualche segno, forse dovuto a troppe lampade abbronzanti. Vide Luca che stava uscendo dal bar. Si salutarono con un breve abbraccio, quasi cameratesco. Luca chiese se desiderava bere qualcosa, ma rispose che non era necessario. I due cercarono un angolo più tranquillo, dove poter parlare. Si infilarono dentro uno dei tanti reparti di diagnostica, e si sedettero nelle poltroncine della sala d’attesa, sotto lo sguardo indifferente di un’infermiera.
- Ti trovo in forma . disse Angelo.
- Anche tu sei in gran forma eh? anzi mi sembra che hai perso qualche chilo o sbaglio? -
- No non sbagli, ma non per mia scelta. Ultimamente sono piuttosto stressato al lavoro… -
- Male, devi riuscire a non farti prendere troppo dai problemi. E’ una cosa che peraltro mi hai sempre ripetuto… -
- Vero. E tu da buon discepolo hai imparato bene la lezione. Che io non riesco più ad applicare…-
- Ho superato il maestro allora? – rsipose Luca con un pelo di civetteria.
- Evidentemente… -
I due si scambiarono una lunga occhiata. Quella relazione sospesa che anni prima era tramontata direttamente sul nascere, sembrava riaffiorare ad ogni loro incontro come se fosse il primo. Entrambi ritenevano di essere per certi versi troppo simili, per altri troppo diversi per poter davvero pensare di “mettere su famiglia”. Impauriti della passione che avrebbe potuto prenderli, avevano deciso entrambi di scegliere un rapporto più gestibile, meno imprevedibile negli esiti. Anche Angelo intratteneva una relazione fissa con uno stupendo ragazzo, ex modello di alta moda, che lui genericamente definiva “La seconda miglior cosa che è capitata nella mia vita”. Senza mai specificare quale fosse la prima, anche se in cuor suo, sperava sempre un giorno ti poter definire il suo incontro con Luca come “la migliore”.
- Ma parliamo di lavoro – esordì Angelo – Il mo contatto all’ANSA mi ha raccontato che, per ora, mancano dettagli “sanguinolenti” di questa vicenda, ma che sta scattando la ricerca. Pare che una delle ragazze che hanno fatto le denunce ha rilasciato oggi un’intervista che dovrebbe apparire domani sulla stampa, anche se non so ancora su quale giornale -
- ma come, ancora in mezzo alle indagini? Poi è minorenne! -
- Si usa il vecchio trucco delle iniziali, ma intanto è un buon modo per far uscire qualche dettaglio scabroso -
- Ok… -
- Bisognerà tenere il ragazzo fuori dalla portata dei Media per un po’ -
- Si certo. Anche se è ben conscio a cosa va incontro -
- Si bè, tutti pensano di saperlo, finché non ci si trovano davvero in mezzo al tritacarne mediatico! -
- Hai ragione -
- Comunque, credo che la cosa migliore sia di convocare una conferenza stampa, dove informeremo il pubblico che tu sei l’avvocato, spiegheremo in materia asettica le ragioni della difesa, senza per ora mettere in dubbio nulla e nessuno… -
- E del suicidio? -
- Ovvio, dobbiamo parlare anche di quello. Dovremo dare un quadro approfondito, di modo da evitare troppe domande, anche se poi piloteremo la cosa rispetto a ciò che vogliamo comunicare -
- Ok perfetto -
- Bene, adesso mi servono un po’ di informazioni. Comunque l’idea è di scaricare sull’esperienza del carcere la causa del tentato suicidio, e non prenderla come una confessione tacita… -
- Bene. Da dove vuoi che parta? -
- Dall’inizio – rispose Angelo, con il suo piccolo computer portatile pronto per prendere appunti.
Luca iniziò a parlare, tracciando un quadro di ciò che era successo nei giorni precedenti, a partire dalla prima telefonata da parte di Fabrizio quando ancora era in questura per il riconoscimento subito dopo l’arresto, gli descrisse i dettagli del primo colloqui in carcere, e della successiva telefonata. Il breve incontro iniziale con il magistrato inquirente, la ricezione dei primi fascicoli, e la conseguente lettura ed analisi delle varie informazioni. Fece attenzione a non dare informazioni eccessivamente delicate all’amico, ma non tralasciò nessun particolare. I due erano una coppia lavorativamente affiatata, e ad Angelo bastava alzare gli occhi dallo schermo per ottenere una precisazione o un chiarimento. Poi Luca giunse alla descrizione della giornata, che descrisse nei minimi dettagli, a partire dalla mattina fino all’arrivo in carcere, la notizia, la lettura della lettera, poi il trasferimento in ospedale, e le informazioni ottenute dal primario sull’intervento alla mano.
- Dovrò leggere la lettera, se possibile -
- Chiaramente – disse Luca, porgendogli il plico che aveva portato con se nella borsa.
- Ma prima, parlami un attimo del fratello, questo… Lorenzo, giusto?
- Esatto – rispose Luca. E gli descrisse un po’ le sue impressioni sul loro incontro, e ancor prima della loro telefonata il giorno precedente, quando era ancora a Napoli. Mentre parlava, affiorarono alcuni ricordi legati al passato, di quando andando in visita a casa di Fabrizio, il piccolo Lorenzo sbucava da dietro la porta e voleva spaventarlo. Oppure chiedeva consigli su alcuni giochi di costruzioni che non riusciva a terminare. Gli sembrava fosse passato davvero un secolo da quell’età così innocente e dal quel quadretto di felicità familiare che oggi sembrava spazzata via dall’avanzata della cronaca.
Poi Angelo lasciò un attimo la tastiera, dove riusciva a digitare a velocità invidiabile per Luca, visto che il suo ritmo era legato alla velocità con cui i suoi indici trovavano i tasti, e prese a leggere la lettera. Sapeva che si trattava di una prova importante nel caso, e che sicuramente doveva essere trattata con cura. Ma voleva accertarsi non potesse essere un documento chiave, magari da far filtrare sulla stampa al momento opportuno. In realtà, sebbene ci fosse quella dichiarazione di innocenza alla fine del testo, il contenuto era troppo “strano” per poter essere compreso da una persona della strada, e inoltre molti passaggi lasciavano intendere aspetti poco chiari della vita sia di Fabrizio stesso, che del fratello. Ma soprattutto c’era un grosso problema.
- Non mi avevi detto che eri citato anche tu – disse rivolgendosi a Luca. Il suo sguardo era profondo, investigativo. Luca sapeva che in quei momenti era fondamentale assecondarlo, ed evitare di nascondere qualsiasi tipo di informazione.
- Si. E il magistrato ha già sottolineato che comprenderebbe se volessi rinunciare all’incarico -
- E tu vuoi rinunciare? -
- No assolutamente. Quel passaggio nella lettera è assolutamente incidentale, ho fatto pace con quel me stesso…-
- Cioè? -
- Non ho problemi ad affermare la mia omosessualità in pubblico oggi. Quindi non vedo dove sia il problema -
- Bè qualcuno potrebbe insinuare qualche sospetto su una vostra relazione, sulla tua imparzialità -
- Figurati! Mi conosci… -
- Io si. Qualche giornalista maligno potrebbe ricamarci parecchio sopra -
- Ma dai, non mi pare che ci sia scritto niente di così drammatico -
- Bè… parla della tua voglia repressa di cazzo … -
Luca arrossì un attimo. Ritornò per un secondo al ritorno di quel giorno, alla visione di quel tatuaggio sulla schiena dell’amico. Ricordò ancora il muscolo che si fletteva per metterlo meglio in mostra, il bicipite tornito del braccio, quella leggera linea di peli che piombava nell’elastico delle mutande. Angelo si accorse di questa esitazione
- … e mi pare non si fosse sbagliato nel definirla così …-
- Dai, ero un ragazzo confuso, non capivo cosa volessi. Per me il sesso era stato un tabù fino a quel momento, impegnato com’ero con quel mantra quotidiano del “non sono gay, non sono gay” -
Luca rispose con un che di infervorato. Per un attimo era ritornato sedicenne, a quella situazione, a quelle sensazioni spiacevoli di una vita incompleta, dettata più dalle scelte di altri e dalle imposizioni sociali più che dalla sua ricerca della felicità. Sarebbe passato ancora qualche tempo, dopo l’episodio del tatuaggio, perché si decidesse per una volta ad affrontare le sue voglie, e seguisse la sua natura. Fu, come spesso accade, nel modo peggiore possibile. Rispondendo ad un annuncio su una rivista specializzata, incontrò una persona che aveva mentito su età, condizione fisica etc. Ma si sentì in dovere di portare a compimento quel gesto, anche se lo visse come un vero e proprio abbrutimento fisico. Capì comunque che quella era la sua strada, e da allora decise che non si sarebbe più vergognato di se stesso.
- Ci siamo passati tutti. E tutti abbiamo avuto il nostro Apollo, in grado di far tracimare la marea dei nostri ormoni -
Luca piegò lo sguardo verso il basso, arrossendo ancora. Angelo continuò:
- Comunque. Gestiremo anche questa. Anzi, direi che informeremo subito la stampa che vi conoscevate in passato, e che Fabrizio si è rivolto a te perché si fida del tuo giudizio. -
- Credo piuttosto di essere l’unico avvocato che conosce…-
- Ok ci siamo – disse Angelo. Luca si voltò, e lo vide alzarsi in piedi. – Ho solo bisogno che incontriamo qualcuno dei medici per coordinarci sul bollettino medico. -
I due vagarono per qualche minuto su quel piano, prima di ritrovare gli ascensori interni che li avrebbero ricondotti al reparto dove era ricoverato Fabrizio. In ascensore Angelo chiese
- Ma tu che ti idea ti sei fatto? -
- Che il caso è difficile – rispose Luca, ma non poté andare oltre perché le porte si aprirono, lasciando entrare un’infermiera già avanti negli anni che portava un paziente in sedia a rotelle.
Arrivati al piano, i due si diressero verso il salottino riunioni, che era al momento occupato da Lorenzo, impegnato al telefono cellulare. Fece un gesto a Luca, chiedendogli di aspettarlo. Un medico attraversò il corridoio a grandi passi, in direzione di una stanza. Luca intercettò un’infermiera, e chiese dove fosse lo studio del primario. Lei indicò verso il fondo di un corridoio, poi disse “sta arrivando”. Difatti, una figura era appena uscita da una stanza, e si avvicinava nella loro direzione.
- Buongiorno avvocato – fece avvicinandosi.
Luca salutò, introducendo poi Angelo al medico, che non sembrò sorpreso nell’idea di trovarsi davanti un consulente d’immagine.
- Guardi, ho giusto qui il bollettino medico che volevo comunicare alla stampa. Tra pochi minuti sono le 18, una parte del personale cambierà turno, e vorrei prevenire fughe incontrollate di notizie. – e porse un foglio A4 contenente non più di dieci righe di testo.
- Ottimo – rispose Angelo – E’ anche il nostro punto di vista. – disse prendendo il foglio e scrutandolo con attenzione. Sapeva che non avrebbe comunque potuto apporvi delle correzioni, ma fu lieto di trovarlo giustamente asettico, informativo, senza troppi dettagli. – Il testo direi che va benissimo. Se lei permette noi vorremmo unirci a lei quando rilascerà il comunicato. DOpo averlo letto, dovrebbe, se le è possibile, introdurre Luca presentandolo come l’avvocato del signor Marzi. senza nessuna ulteriore qualificazione -
- D’accordo. Nessun problema. -
- Solo una cortesia. Abbiamo approntato un breve comunicato anche noi. Sarebbe possibile stamparne qualche copia? -
Il medico rispose con uno sguardo accondiscendente. – Mi segua disse. -
I due andarono in direzione della porta dalla quale era uscito il medico pochi minuti prima, per poi infilarvisi. In quel momento Lorenzo uscì dal salottino.
- Ciao. Scusa ero al telefono con mio padre. Dovevo avvertirlo -
- Immagino. Non scusarti. Tutto bene con tuo fratello ? -
- Insomma. era molto debole, e a un certo punto ha smesso di parlare. Per certi versi quasi non lo riconosco… -
- Devi dargli tempo – rispose Luca, posando una mano sulla spalla del ragazzo.
- Si certo immagino – rispose lui guardando verso il pavimento.
- E’ arrivato il collega di cui vi accennavo, che si occuperà un po’ della parte relativa ai rapporti coi media. Come immagini in questa situazione anche l’aspetto psicologico è importante. E seppure sia difficile averceli a favore, dobbiamo fare in modo di non avere tutti i giornali contro. -
- E come farete? -
- Ci sono delle strategie sperimentate in questo senso. Ci vorrà parecchia energia. Ma è importante. -
- Capisco. Volete che dica qualcosa anche io? -
- No, non ancora. Oggi emetteremo solo un breve comunicato, cercando di sottolineare come il tentato suicidio fosse dovuto alle condizioni di permanenza in carcere…-
- Che poi è la verità -
- Si, ma sai che potrebbe anche passare come una quasi ammissione di colpevolezza -
- Si hai ragione -
- Poi Angelo passerà un po’ di tempo con te, e cercherà di capire come potresti reagire alla pressione dei giornalisti. Faremo in modo che priam di apparire davanti ad una telecamera tu sia quantomeno preparato all’impatto. Riuscire a dimostrarti sicuro dell’innocenza di tuo fratello potrà solo aiutarci nel caso -
- Si ma… il fatto è che… non sono tanto sicuro di questa cosa -
- Di cosa scusa? -
- Che Fabrizio sia innocente -
Luca lo guardò perplesso, proprio nel momento in cui Angelo tornava in compagnia del medico.
- Ne parliamo dopo – disse.
Angelo si presentò, poi si voltò verso Luca, e gli diede le ultime istruzioni. Il medico e l’avvocato si avvicinarono quindi alla porta principale dell’ingresso del reparto, la aprirono ed uscirono. Per i pochi istanti in cui la porta rimase aperta, la forte luce delle lampade delle telecamere filtrò. Angelo aveva uno sguardo preoccupato, come sempre in queste situazioni. Sapeva che Luca aveva un viso che “bucava” lo schermo, era rassicurante, onesto, ispirava fiducia. Ma era preoccupato. Il contenuto di quella lettera lo aveva sconcertato.
Lorenzo aveva uno sguardo distante, sembrava quasi estraniato da quella situazione. In realtà aveva scambiato davvero poche parole col fratello, prima che questi si chiudesse in un silenzio di tomba.
- Perché lo hai fatto? – aveva chiesto.
- Per te – era stata la risposta.
***
(questo testo rappresenta una parte del progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009. Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2.544)

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