28/11/2009


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“Se” – Capitolo 23 (fine provvisoria)

Scritto da Sergio in Se.

Luca rientrò nel salottino pochi minuti dopo che quella conferenza stampa improvvisaea era terminata. Il suo volto era affaticato e pensieroso. Come al solito, cercava di ricordare cosa esattamente avesse risposte alle domande che erano volate nell’aria ad una velocità altissima, una dopo l’altra come quei coltelli che gli acrobati del circo si lanciano a vicenda. I giornalisti erano piuttosto insoddisfatti del trattamento del giorno, Pochissime notizie erano filtrate tutto il giorno, e nessuno si accontentava veramente del solo contenuto del bollettino medico o di quanto dichiarasse l’avvocato. Per uno dei giornalisti la notizia del suo incarico non pareva nuova, ed anzi, chiese anche subito se Luca conoscesse Fabrizio da molto tempo. Non si nascose, ed ammise che aveva conosciuto l’imputato già ai tempi della scuola superiore. Tante, tantissime le domande sulle motivazioni del tentato suicidio. Pesava l’idea che si trattasse sostanzialmente di una ammissione di colpevolezza, nonostante tutti i tentativi fatti dall’avvocato di spostare l’attenzione sulla situazione del carcere, sull’isolamento cui era stato sottoposto anche se solo per pochi giorni poteva aver avuto un ruolo determinate per una persona abituata a vivere gran parte della sua esistenza all’aria aperta.
Davanti ad Angelo e Lorenzo tirò un sospiro. Ad Angelo bastò uno sguardo, e capì che adesso iniziava il suo lavoro. Mise mano al telefono cellulare ed uscì dal salottino. Chiamò alcuni dei suoi collaboratori mobilitati in ufficio. Avrebbero iniziato a monitorare tutti i siti internet di news e le agenzie. Poi era già stata pianificata una battuta a tappeto delle redazioni dei principali giornali, al fine di capire che cosa i redattori avrebbero scritto. Nel periodo durante il quale Luca era fuori a gestire i cameraman e i giornalisti, lui aveva iniziato a preparare quelle che chiamva le “polpettine”, piccoli dettagli della vicenda poco dannosi ma che avrebbero potuto interessare il pubblico e quindi anche i giornalisti. In cambio di queste “polpette”, era possibile chiedere che venissero leggermente più sfumate certe posizioni, che magari si sottolineasse di più il dubbio della colpevolezza dell’uomo e così via. Su alcuni punti cercò la collaborazione di Lorenzo, che però rispose praticamente solo a monosillabi. Decise che al momento era una perdita di tempo, e preferì aspettare anche per la sua “preparazione psicologica” alla relazione coi media. Terminato il lavoro di macelleria giornalistica, in attesa di Luca, osservò Lorenzo con uno sguardo interrogativo. Notò il suo nervosismo, ma si rese conto che qualcosa non andava in lui. Certo, sarebbe stato difficile per chiunque affrontare un suicidio, poi accompagnato da sospetti così gravosi. Però pareva anche esserci dell’altro, anche se era impossibile determinare cosa.
Poco dopo l’arrivo di Luca, li raggiunse anche un’infermiera.
- Volevo solo informarvi che abbiamo provveduto a sedare il signor Marzi. L’anestesia stava terminando e la mano gli dava dolore. inoltre è necessario tenerlo in una certa posizione per stanotte.
I tre nella stanza annuirono all’unisono, lieti che la giornata stesse volgendo verso il termine.
Dopo aver ringraziato l’infermiera, Luca si rivolse a Lorenzo:
- Ti abbiamo organizzato un pernottamento in un hotel per stanotte. Non è di lusso, ma è un posto tranquillo dove non faranno troppe domande e soprattutto non diranno niente ai giornalisti -
- Ma non posso dormire a casa di Fabrizio? – reagì lui
- No, l’abitazione è stata sequestrata stamattina per fare degli accertamenti, credo domani o dopodomani. Andremo assieme al magistrato per la perquisizione appena mi verrà confermata -
Lorenzo non disse nulla, abbassando semplicemente lo sguardo.
- Se vuoi ti posso accompagnare direttamente io in hotel-
- Si grazie -
- Purtroppo stasera non posso restare a cena con te – disse poi quasi scusandosi. In sottofondo, fuori dalla stanza, la voce di Angelo risuonava mentre continuava la sua abile strategia mediatica.
- Non ti preoccupare. Starò bene da solo. -
- Tuo padre? che ha detto poi? -
- Niente. Che si aspettava che sarebbe successo qualcosa di grave un giorno. Forse verrà domani. -
- Ma è a Milano? -
- No, no… da quando è andato in pensione si è trasferito sul Lago di Garda… a Malcesine credo… -
- Ah ok. Non avete molti contatti vero? -
- Praticamente ci si sente solo per le feste comandate. Si ricorda i compleanni quello si, ma ormai manca una vera e propria relazione. E soprattutto Fabrizio non lo sopporta più. -
- Capito… -
- Io cerco di mantenere un minimo di relazioni umane, anche se fredde e un po’ di facciata. Ma del resto che ne abbia passate anche lui … -
Luca annuì con un gesto della testa. Poi chiese.
- Ora spiegami un attimo la frase di prima… -
- Quale? -
- Be’ quella in cui dicevi che ritieni che Fabrizio possa non essere innocente… -
Lorenzo abbassò lo sguardo verso il pavimento. Le punte dei suoi piedi quasi si incrociarono, mentre anche il copro si fece più teso.
- Be’… nell’ultimo periodo ci siamo sentiti spesso, ma ogni tanto era strano… -
- In che senso ? -
- Ma si, mi aveva sempre parlato di tutto ciò che aveva fatto al lavoro. invece ci son stati dei giorni in cui non mi ha raccontato nulla di ciò che avesse fatto. Se gli chiedevo qualcosa, glissava e cercava di chiudere la conversazione, con la scusa di un mal di testa, oppure cambiava semplicemente discorso -
- E questo da quando? -
. Ma è successo un po’ di volte, ma solo nell’ultimo anno, diciamo da quando aveva iniziato ad allenare la squadra di ginnastica della scuola -
Luca prese nota mentale dell’informazione. Poi continuò.
- Ma dimmi, e ti ha mai parlato delle sue allieve? Di qualcuna in particolare? -
- Uhmmm… forse una volta mi ha parlato di una che si chiamava Stella. Era infuriato perché era scoordinata, ma nonostante questo la preside gli aveva imposto di tenerla nella squadra perché credo che la mamma fosse una specie di campionessa o giù di lì … -
- Capito – Luca ora estrasse dalla tasca la sua Moleskine, e iniziò a prendere appunti.
- Poi no, non mi apre abbia accennato molto altro -
- Ok… e di altre ragazze? aveva una relazione? -
- No ti ho detto, la sua relazione con le donne era complicata. Ha avuto una fase, ma quando era all’università, in cui aveva sviluppato qualche amicizia femminile, ma è durato poco. -
- E sessualmente? cosa sai della sua vita sessuale? -
- Tutto. Ovvero che fosse praticamente nulla. Ogni tanto quando aveva l’ormone in circolo andava a puttane. Anzi adesso che mi ricordo, per un periodo aveva sviluppato una sorta di appuntamento fisso con una prostituta dalle parti di Lecco. Ma sinceramene non ricordo neanche come si chiama. So solo che gli ha estorto parecchio denaro -
- Capito. Altro? -
- SI bè… mi imbarazza un po’ raccontarlo… qualche volta ci siamo andati assieme… sai era sempre mio fratello, abbiamo fatto tante cose assieme. -
- capisco… -
- Bè, e lì ho notato che sessualmente era un po’ violento… -
- In che senso? -
- Bè… andava diritto subito al solo, e davvero si sbatteva la malcapitata come una furia -
- Ok. Ma faceva anche azioni violente? Usava violenza? -
- No quello non mi pare… ma magari con me si è trattenuto -
Luca lo guardò un pelo storto. C’era qualcosa in tutta quella ricostruzione che non lo rendeva tranquillo. Ma ancora non capiva cosa. Sembrava che Lorenzo sapesse in realtà più di quello che stava raccontando, ma che cercasse di nascondere la cosa.

Il telefono nella sua giacca squillò. Guardò sul piccolo visore, e vide che era Maicol. In altre circostanze non avrebbe risposto, ma si ricordò del messaggio spedito poche ore prima. Si scusò con Lorenzo, e rispose al telefono.
- Pronto Maicol, dimmi tutto -
- Ciao Luca… ho bisogno di aiuto -
- Cosa succede? – chiese Luca allarmato.
- No, niente di grave non ti preoccupare. Più che altro è una domanda…. -
- Dimmi tutto. Se posso ti aiuto volentieri -
- Bene, la questione è questa, se fossi venuto a conoscenza di un reato, dovrei andare a denunciarlo? -
- La legge direbbe di si – rispose Luca tenendosi sul vago – se però vuoi specificarmi meglio di cosa si tratta -
- Bè diciamo che potrei avere delle informazioni relative ad un omicidio un po’ strano -
- Maicol sii più preciso -
Maicol deglutì a fatica dall’altro lato del telefono. Poi riprese
- Hai presente i due che ho incontrato in ospedale? -
- Si -
- Bè, uno di quelli era il fratello di una ragazza morta qualche settimana a causa di un indicente in moto … -
- Ok…-
- Bè, in ambulanza quella ragazza ha detto qualcosa, del tipo che era stata facile farla finita. -
- Ok… non capisco il punto.-
- Bene, però c’erano un paio di fatti strani nell’incidente. E poi ha detto di ringraziare il fratello. Cosa un po’ strana -
- Vero… -
- Poi oggi nel pomeriggio, ho trovato su internet un blog che era di questa ragazza. E nell’ultimo post la ragazza ringrazia il fratello per averla aiutata a morire in sostanza -
- Uhmm… la situazione dunque è di un aiuto al suicidio? -
- Sembrerebbe così, ma potrebbe esserci benissimo dell’altro. Quella ragazza era davvero troppo bella e in gamba per poter scegliere di morire, peraltro sull’asfalto -
- Si hai ragione. Potrebbe esserci qualcosa sotto. Senti, fai così, ti mando tra poco un numero di un ispettore di polizia. Lo chiami e gli dici brevemente quello che sai. Poi lui ti fisserà un appuntamento per raccogliere meglio i dettagli -
- Ok -
- Ora scusami, ma devo finire alcune cose -
- Si scusa non volevo rubarti del tempo … -
- Tranquillo… -
- E grazie del tuo messaggio -
- Dovere. Ci sentiamo!  – Luca stava per chiudere il telefono…
- Luca! -
- Si? -
- Vorrei fossi qui ad abbracciarmi -
La conversazione si interruppe. Luca per un attimo rivide il suo corpo nudo accanto a quello del giovane amico al letto. Fu la visione di un’istante. Poi cercò sul palmare il numero ch e aveva promesso, e lo inoltrò all’amico. Poi si rigirò verso Lorenzo.

- Scusa -
- Tranquillo. Immagino il lavoro -
- Senti, direi che per oggi la giornata è stata davvero tanto dura per tutti -
- Si hai ragione. Mi sento stanco -
- Che dici se domattina poi ti vengo a prendere presto in albergo, facciamo colazione assieme e continuiamo questa discussione? -
- Certo … -
Per la prima volta forse nell’intero colloquio Lorenzo alzò gli occhi da terra. Ma i loro sguardi si incrociarono solo per un istante. Il sesto senso di Luca si accese per un attimo, quello era lo sguardo di una persona colpevole. Gli era capitato in passato, con parecchi clienti, e il suo sesto senso non aveva mai sbagliato. Sembrava accorgersi della consapevolezza di una persona da una semplcie occhiata. Questa cosa lo preoccupò, anche perché non era semplice senso di colpa. Ma poi per cosa? L’indomani avrebbe davvero dovuto approfondire parecchi aspetti.
I due uscirono dalla stanza, raggiunsero Angelo che stava terminando l’ultima telefonata.
Sempre iusando l’ascensore interno, scesero fino al piano dei garage, dove Angelo aveva parcheggiato il suo SUV. Aveva insistito per accompagnarli. In auto ci fu parecchio silenzio, tranne un generico aggiornamento sulle notizie che Angelo era riuscito ad ottenere in anteprima. L’indomani i giornali avrebbero sicuramente dato molto risalto alla notizia del tentato suicidio, e non c’era moltod a fare se non cercare appunto di limitare i danni. Una legegra musica in sottofondo accompagnò il tragitto attraverso la città. In realtà l’hotel era piuttosto vicino all’ospedale. Era uno dei classici hotel nella cintura della Milano da bere, utili di giorno per i corsi per i venditori,e  terreno la notte di qualche relazione clandestina, troppo lontani dai centri del potere finanziario per attrarre davvero i viaggiatori d’affari. I due si assicurarono che Lorenzo facesse il check in senza problemi, e lo accompagnarono fino alla base delel scale, dove si salutarono. Lorenzo aveva declinato l’invito della receptionist di cenare al ristoranre dell’hotel, ed aveva preferito chiedere se era possibile avere un piatto freddo direttamente in stanza.

Angelo e Luca si sedettero un attimo al bar dell’albergo. Luca aveva sete, così bevvero due aperitivi.
- Sai quel tipo, mi fa una strana sensazione – esordì Angelo.
- Chi? -
- Lorenzo…  -
- Ah, ma da che punto di vista? -
- Non so. Ma sembra abbia qualcosa di brutto da nascondere -
- Sai… da questa impressione anche a me… -
- La cosa non è positiva -
- No infatti. Domattina cercherò di approfondire… -
- Ok. -

I due svuotarono il bicchiere, poi ripresero posto in macchina. La macchina attraversò filata quasi tutta la città. Nel tragitto, ANgelo ricevette varie telefonate, alcune relative al caso, altre più semplicemente di lavoro. Luca aveva ormai sviluppato la capacità di estraniarsi dalle conversazioni al viva voce degli altri, riuscendo a non sentire proprio cosa si dicessero. Provò a riordinare i pensieri e le informazioni della giornata. A casa avrebbe dovuto buttare giù qualche pagina di appunti, sapeva di non dover fare troppo affidamento sulla sua memoria. E difatti fu in quel momento che si ricordò della “serata speciale”, della cena, dell’anniversario. Fortuna che Laura aveva già prenotato tutto. La stanchezza lo assalì proprio in quel momento.

Il telefono squillò. Era un numero privato. Luca rispose.
- Pronto? -
- Avvocato buonasera, è l’ispettore Errani che parla -
- Buonasera ispettore! – si trattava dell’ispettore di polizia che Luca aveva consigliato di contattare a Maicol.
- La chiamavo in relazione alla segnalazione fatta da quel suo amico -
- Si mi dica, c’è qualche problema? -
- No, nessun problema. Ma volevo segnarle che ci sono stati degli sviluppi imprevisti -
- Ovvero? -
- Ci è giunta da poco la segnalazione che la persona di cui il suo amico mi ha riferito, tale Diego Serra, ha perso la vita in circostanze poco chiare… -
- Cioè? -
- Sto andando ad esaminare la scena. Ma dai primissimi rilievi dei colleghi, pare possa trattarsi di un suicidio. Sullo specchio del bagno sarebbe stato rinvenuto un messaggio d’addio. Il ragazzo faceva spesso uso di droga, e forse era in preda a qualcosa di chimico. E’ stato ritrovato riverso nella doccia morto.
Luca lanciò un’esclamazione sorpresa. Sembrava che Maicol ci avesse azzeccato dunque. E sotto la possibilità di essere smascherato, il ragazzo non aveva resistito d aveva scelto la scorciatoia più breve.
- In conseguenza di questis viluppi dovremo quindi sentire il suo amico come persona informata, può essere che anche il magistrato voglia ascoltarlo -
- Capito… lo informo io della cosa se non le spiace -
- Nessun problema. La chiamavo per questo -
- La ringrazio infinitamente! -
- Si figuri. A presto! -
- Grazie ancora -

Chiuse la conversazione che Angelo aveva già arrestato l’auto in doppia fila davanti al palazzo dove viveva Luca. Scese di corsa, per evitare gli strombazzamenti di chi stava dietro. Si avviò verso l’ingresso, ma si fermò a metà strada. Una vibrazione nella tasca aveva segnalato l’arrivo di un nuovo messaggio. – Amore sono a casa. Muoviti che ti aspetto. G. – Luca posò la borsa per terra e sospirò. La giornata era stata davvero estenuante sotto mille punti di vista. E in casa lo aspettava il festeggiamento di una normalità che lui da sempre aveva cercato, e che finalmente aveva raggiunto. Allora perché aveva quasi timore di rientrare in casa?
Prese il telefono e compose il numero di Maicol, che rispose quasi subito. Ma la loro voce fu coperta dal fischio di un treno che prendeva velocità sul vicino viadotto.

***

(questo testo conclude il progetto “se” in partecipazione al concorso NaNoWriMo 2009.  Si tratta di una prima stesura non editata. Parole di questo capitolo: 2.509)

Sergio

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